<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Vastesi.com &#187; Ricordi</title>
	<atom:link href="http://www.vastesi.com/blog/category/openzone/ricordi-openzone/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.vastesi.com/blog</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Thu, 09 Feb 2012 16:21:02 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9</generator>
	<language>it</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Un ricordo</title>
		<link>http://www.vastesi.com/blog/2011/03/02/un-ricordo/</link>
		<comments>http://www.vastesi.com/blog/2011/03/02/un-ricordo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 Mar 2011 15:06:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Spanish</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricordi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.vastesi.com/blog/?p=5252</guid>
		<description><![CDATA[Voglio solo salutare una persona. Una giovane donna che ci ha lasciati e che ricorderò per sempre. Era una donna allegra, gentile, intelligente e buona. Ha lasciato un vuoto in tutti quelli che la conoscevano.  
Mi consolo pensando che di te ho solo buoni ricordi.
Ciao! 
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Voglio solo salutare una persona. Una giovane donna che ci ha lasciati e che ricorderò per sempre. Era una donna allegra, gentile, intelligente e buona. Ha lasciato un vuoto in tutti quelli che la conoscevano.  </p>
<p>Mi consolo pensando che di te ho solo buoni ricordi.<br />
Ciao! </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.vastesi.com/blog/2011/03/02/un-ricordo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il Sentiero della libertà ha compiuto dieci anni</title>
		<link>http://www.vastesi.com/blog/2010/04/19/il-sentiero-della-liberta-ha-compiuto-dieci-anni/</link>
		<comments>http://www.vastesi.com/blog/2010/04/19/il-sentiero-della-liberta-ha-compiuto-dieci-anni/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 16:44:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ezio Pelino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Open Zone]]></category>
		<category><![CDATA[Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[sentiero della libertà]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.vastesi.com/blog/?p=3942</guid>
		<description><![CDATA[Il “Sentiero della libertà” ha compiuto dieci anni. Lo ricordiamo bene quel giorno festoso e solenne del 17 maggio del 2001. La piazza piena di gente, giovani, meno giovani e vecchi di varie nazionalità, italiani ed ex-prigionieri inglesi, canadesi, sudafricani, neozelandesi. E, sul palco,  il Presidente della Repubblica  Carlo Azeglio Ciampi. Era tornato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il “Sentiero della libertà” ha compiuto dieci anni. Lo ricordiamo bene quel giorno festoso e solenne del 17 maggio del 2001. La piazza piena di gente, giovani, meno giovani e vecchi di varie nazionalità, italiani ed ex-prigionieri inglesi, canadesi, sudafricani, neozelandesi. E, sul palco,  il Presidente della Repubblica  Carlo Azeglio Ciampi. Era tornato  nella terra che lo aveva accolto fuggiasco, disobbediente all’arruolamento fascista della Repubblica di Salò. Dal 1957  Sulmona non riceveva la visita di un Capo dello stato. Se la visita di Gronchi era legata al Bimillenario ovidiano, quella di Ciampi aveva tutt’altra storia. Egli veniva a ricordare e ad inaugurare  quel sentiero che, nel marzo del ’44, aveva percorso, con una sessantina di ardimentosi,  per ricongiungersi al suo reparto e partecipare alla liberazione dell’Italia. Era il sentiero dei prigionieri alleati e di coloro che fuggivano l’oppressione nazista e cercavano  un oggi e un domani libero e diverso. E il Presidente  ricordò: “Anch’io fui uno di loro. Lasciai Sulmona, lasciai coloro che mi avevano accolto come un fratello, la sera del 24 marzo del 1944. In quelle giornate, in quei mesi di tragedia e di gloria, le popolazioni di queste regioni  diedero prova di straordinario eroismo e di grande spirito umanitario. In verità i sentieri della libertà  attraversarono tutta l’Italia, da nord a sud, di montagna in montagna, di casolare in casolare, percorsi da migliaia di uomini e donne”. Per tutti i nove mesi dell’occupazione tedesca, dal  settembre del ‘43 al  maggio del 44,   il sentiero  della Maiella portava al sud liberato. Mentre nel giugno quello stesso sentiero veniva risalito dalla “Banda patrioti della Maiella”, il  nucleo originario di quella  che poi si chiamò “Brigata”, per  liberare Sulmona e la Valle Peligna. E’ per questo, per ricordare e onorare quel Corpo straordinario di volontari,  che quest’anno, in occasione del decennale si è voluto invertire la direzione di marcia: partire da Casoli per raggiungere Sulmona. Anche quest’anno , il 23 aprile, centinaia di giovani e meno giovani si metteranno in cammino.  Attraverso la Maiella. A piedi, con lo zaino in spalla, dentro l’epopea degli uomini, dentro la storia. Sui passi di coloro che fuggivano dalle terre  d’Abruzzo divenute “straniere”. Bisognava attraversare il micidiale fuoco della linea Gustav. Le chiamavano le “traversate”. Solitamente li guidavano  pastori e cacciatori  che conoscevano la montagna. Ma che  non potevano evitare le insidie più terribili , quelle dei  tedeschi che presidiavano i valichi. Molti, comprese le guide, finivano a volte  prigionieri e deportati in Germania. Sull’avventura della traversata, Ciampi ha scritto un diario prezioso ed unico. Racconta di uomini malvestiti e male attrezzati, delle sue scarpe sdrucite, di  una terribile tormenta di neve, delle stesse guide disorientate, di compagni esausti persi per strada,   dell’amico sfinito che chiede di essere lasciato sulla neve. Il sottotenente Ciampi ha avuto un incarico importante: consegnare alla Laterza un  manoscritto sul liberal-socialismo del suo amico filosofo Guido Calogero, “confinato” a Scanno. Lo porta  nascosto nei calzettoni. L’apparire di un turbante  sarà il segnale della salvezza. E’  di un ufficiale indiano. Radio Londra annunciò la riuscita della spedizione con la frase in codice “Una stella sulla Maiella”. Ma l’avventura di Ciampi  non era finita: gli inglesi, a causa di un timbro tedesco sul passaporto,   sospettano che sia   una spia. Il sentiero racconta tante altre storie.  Una pietra al valico del Guado di Coccia ricorda un eroe solitario, il tenente dell’aeronautica, Ettore De Corti, ucciso dai tedeschi  perché reagì sparando con la pistola ad una pattuglia tedesca, mentre i compagni fuggirono e qualcuno, poi,  inventò  una banda armata  mai esistita.</p>
<p>A Taranta Peligna, il sacrario testimonia l’ incredibile storia della Brigata Maiella, che non si limitò a  combattere per L’Abruzzo, ma proseguì la sua missione risorgimentale fino a Bologna. Il sentiero della libertà, che , come una tradizione,  si ripercorre ogni anno, ha il sapore di una favola, di un sogno, di un’ utopia. Sia detto senza retorica, ci si ritrova affratellati, di generazioni diverse, di nazionalità, di culture  diverse per rivivere quella realtà che nella drammaticità della guerra  “ si stabilì fra italiani ed evasi in nome di oppressi e sofferenti, di violentati ed offesi che rianelavano alla libertà e alla vita”.  Scrive Silone che lo  scrittore sudafricano Uys Krige  &#8211; reduce del campo 78 di Fonte d’Amore, e autore del libro “Libertà sulla Maiella” &#8211;  gli parlò “con le lacrime agli occhi dei pastori di Roccacasale, di Campo di Giove, di Castel Verrino, di Pietrabbondante, di Cupello. Egli non esitava ad affermare che il tempo passato fra essi era il più bello della sua vita, avendo allora intravisto, per la prima volta, la possibilità di relazioni umane assolutamente pure e disinteressate”.</p>
<p>Ezio Pelino</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.vastesi.com/blog/2010/04/19/il-sentiero-della-liberta-ha-compiuto-dieci-anni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dedicato a Carpineto</title>
		<link>http://www.vastesi.com/blog/2010/03/28/dedicato-a-carpineto/</link>
		<comments>http://www.vastesi.com/blog/2010/03/28/dedicato-a-carpineto/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 28 Mar 2010 21:08:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[carpineto sinello]]></category>
		<category><![CDATA[ricordi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.vastesi.com/blog/?p=3814</guid>
		<description><![CDATA[di Adriano Bologna
Dedicato al mio borgo. I vicoli di S.Martino sono quelli di una volta,le facciate delle mura di pietra delle case che sembrano giudici del tempo,sono quelle di una volta,gli stanchi suoni dell´orologio della chiesa sono quelli di una volta e al cimitero a la cirella i pini e gli odori sono quelli di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><small><strong>di Adriano Bologna</strong></small></p>
<p>Dedicato al mio borgo. I vicoli di S.Martino sono quelli di una volta,le facciate delle mura di pietra delle case che sembrano giudici del tempo,sono quelle di una volta,gli stanchi suoni dell´orologio della chiesa sono quelli di una volta e al cimitero a la cirella i pini e gli odori sono quelli di una volta,le forme maestose della sagoma inprigionata in una gabbia di ferro del castello ,sono quelle di una volta.Ma quanto mi manca,il suono malinconico dell`incudine di Ugo Speranza,quanto mi manca,le grida delle donne al lavantoio,quanto mi manca,il fischio dello spazzino Costantino alle sette del mattino,quanto mi manca la trombetta di Galizia banditore,quanto mi manca,le grida dei bambini dietro casa che giocano a palla, quanto mi manca, il cavallo di Gino di zucarella,quanto mi manca Alfieri che grida &#8221; Governo Ladro &#8220;,quanto mi manca lo spirito gogliardico degli amici degli anni settanta, quanto mi manca,nelle notti di luna piena le canzoni intonate all´ improvviso da tre amici dopo la passatella, quanto mi manca Cirillo che colpisce il pallone di testa al campo sportivo,quanto mi manca Enzo che ha sempre una idea nuova per creare intensità. Quanto mi manca&#8230;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.vastesi.com/blog/2010/03/28/dedicato-a-carpineto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>9</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La storia dimenticata</title>
		<link>http://www.vastesi.com/blog/2010/02/22/la-storia-dimenticata/</link>
		<comments>http://www.vastesi.com/blog/2010/02/22/la-storia-dimenticata/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 14:48:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ezio Pelino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Open Zone]]></category>
		<category><![CDATA[Ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[domenico tabassi]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[francesco pantaleo]]></category>
		<category><![CDATA[la riscossa d'abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[sulmona]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.vastesi.com/blog/?p=3486</guid>
		<description><![CDATA[L’Abruzzo non fu durante il fascismo, come solitamente si ritiene, un’isola felice. Nel corso del 1922,  anche nella nostra regione si scatenò una serie crescente  di violenze. Accoltellamenti,  uccisioni, occupazione di paesi a mano armata, attacchi alle Camere del lavoro,  attentati  ai tralicci. Ma il vertice della ferocia si raggiunse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’Abruzzo non fu durante il fascismo, come solitamente si ritiene, un’isola felice. Nel corso del 1922,  anche nella nostra regione si scatenò una serie crescente  di violenze. Accoltellamenti,  uccisioni, occupazione di paesi a mano armata, attacchi alle Camere del lavoro,  attentati  ai tralicci. Ma il vertice della ferocia si raggiunse a Sulmona. Non ci si limitò ad uccidere, ma si infierì sulla vittima. Una storia ormai caduta nel più totale oblio e di cui resta una scarna documentazione.  </p>
<p>Francesco Pantaleo era un sarto di 33 anni, un onesto lavoratore, sposato e con figli. Aveva un solo torto, era socialista. Il 2 agosto del 1922, all’imbrunire, di ritorno da una passeggiata in campagna con gli amici, passava vicino alla “Fontana del Vecchio”, il cosiddetto “Vaschione”, dove sostava  un gruppo di fascisti in camicia nera. Li capeggiava un giovane barone, Domenico Tabassi, un pregiudicato. Con sentenza  del 4 agosto 1923,  era stato accusato  “di lesioni e  sparo d’arma in luogo abitato” e di “porto d’arma senza licenza”,  in stato di “ubriachezza volontaria”  durante una partita  a carte in un caffè cittadino. Il settimanale “La riscossa d’Abruzzo”, del 20 maggio ’22,  precisa che aveva sparato due colpi di revolver, “uno contro l’avversario col quale era venuto a diverbio, ed  uno contro un carabiniere che si era avvicinato per compiere il suo dovere”. Il giornale si indigna per il trattamento compiacente  delle autorità: ”non era munito di porto d’arma, né l’arma era stata denunciata. Dopo venti ore dall’arresto è stato scarcerato!”. Condannato in prima istanza a sei mesi e giorni tre di reclusione, commutati in mesi tre e, infine, con il regime fascista al potere, amnistiato. </p>
<p>“La riscossa d’Abruzzo”, del 12 agosto ’22, nel dare notizia di uno sciopero, lamenta che ”l’unico incidente  è stato l’assassinio del sarto Francesco Pantaleo, ex combattente e socialista, pugnalato dal fascista Domenico Tabassi fu Annibale. Il fascista già tante volte protetto dalla P.S. è latitante. Al povero ucciso furono persino proibiti i funerali, e la  pubblica opinione ne è rimasta indignatissima”. Oltre un quarantennio dopo,  Gisfrido Venzo, su “Abruzzo nuovo” del 1-15 agosto 1966, ricostruisce l’accaduto sulla base delle dichiarazioni di un testimone oculare. Il pretesto  sarebbe stata una banale cravatta a farfalla portata dalla vittima. Il barone brandendo un pugnale  si scagliava contro il giovane sarto e glielo  conficcava nel fianco. Grondando sangue  la vittima raggiungeva l’ospedale, allora vicino, al palazzo dell’Annunziata. Vi muore qualche ora dopo.  I carabinieri invece di acciuffare l’assassino,  si presentarono in ospedale per arrestare la vittima, mentre soldati e carabinieri  pattugliavano in assetto di guerra il rione dove Pantaleo abitava. Ma la persecuzione era solo all’inizio. Con le tenebre si  rappresentava una  scena  barbarica. Verso le due di notte, riferisce ancora Venzo, una squadraccia fascista, minacciando il guardiano dell’obitorio, si impadroniva della salma e la trasportava al cimitero al canto di inni  turpi e osceni. </p>
<p>Divenuto tacitamente martire dell’antifascismo, cominciarono a comparire sulla sua tomba mazzi di garofani  rossi, che i fascisti, ora al potere, si affrettavano  a togliere. Si arrivò al punto che undici anni dopo, il 24 marzo 1933, il podestà, Guido Bellei emanò un’ordinanza. Vergognosa. Prendendo a pretesto la mancata richiesta di autorizzazione dell’epigrafe sulla  tomba, la faceva rimuovere, sostenendo che non poteva più “tollerarsi un simile sconcio”  che “suonava offesa ai fascisti”. Un pretesto, perché l’epigrafe parlava genericamente di  morte per ”mano assassina”. Ma la persecuzione nei confronti dei resti del sarto socialista non era ancora finita. Durante la guerra  la salma fu trafugata. E non si è mai saputo dove sia finita. Scomparsa. I parenti non riescono ancora a rimarginare quell’antica ferita.  </p>
<p>Finalmente il Comune,  nell’aprile del 1945, provvide  a dedicare a Francesco Pantaleo  la via già denominata “Posta Vecchia”. Con la stessa cerimonia  si dedicavano altre strade  ai grandi dell’antifascismo,  da Tresca a Gramsci, Matteotti, Don Minzoni, Roosevelt, e tanti altri, rivoluzionando la toponomastica cittadina. Il barone assassino  non  ha passato in galera nemmeno un giorno. Amnistiato, con sentenza del 27 dicembre 1922 della Corte d’Appello de L’Aquila, perchè il delitto era stato commesso “per un fine nazionale immediato  e mediato e non già per motivi esclusivamente personali”. D’altra parte,  la morte “non sarebbe sopravvenuta senza il concorso di condizioni preesistenti (?) ignote ad esso Tabassi”. Fu gratificato con  un impiego  al Comune di Sulmona, che conservò anche dopo il ritorno della democrazia. Processato e condannato nel 1947, fu nuovamente amnistiato. </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.vastesi.com/blog/2010/02/22/la-storia-dimenticata/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Vasto 1968</title>
		<link>http://www.vastesi.com/blog/2010/02/14/vasto-1968/</link>
		<comments>http://www.vastesi.com/blog/2010/02/14/vasto-1968/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 17:34:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[1968]]></category>
		<category><![CDATA[vasto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.vastesi.com/blog/?p=3428</guid>
		<description><![CDATA[di Adriano Bologna
Le campagne, come fazzoletti di terra, gia mietute tra Carpineto e Vasto, erano gialle ed io che guidavo lentamente, pensando a nord, dove le figlie dei chatten aspettavano il mio ritorno. Con il finestrino aperto, sentivo lo stanco zizzio dei grilli che, mescolato al dolce sound della chitarra di Carlos Santana con samba [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><small><strong>di Adriano Bologna</strong></small></p>
<p>Le campagne, come fazzoletti di terra, gia mietute tra Carpineto e Vasto, erano gialle ed io che guidavo lentamente, pensando a nord, dove le figlie dei chatten aspettavano il mio ritorno. Con il finestrino aperto, sentivo lo stanco zizzio dei grilli che, mescolato al dolce sound della chitarra di Carlos Santana con samba pa ti, della radio del mio vecchio Ford, mi portava dietro nel tempo e ricordavo ad ogni curva le dolci disavventure di allora. Poi sotto al Sinello, intuivo gli umori del mio rio che rivedendomi, faceva rumoreggiare le sue poche acque a sembrar lacrime di gioia. Le mie passioni si erano placate e non credevo piu nelle favole. Il freddo vento del Nord aveva spento le mie voglie, il mio cuore non dettava piu legge. Poi all&#8217;improvviso, quella sera, come angelo sceso dal cielo, tu, ma perchè guardi me, io che posso farti solo sognare, per poi lasciarti cadere, ma perchè sorridi e risvegli emozioni già perse, ma perchè vuoi me che l&#8217;alba porterà di nuovo via, perchè me, quando sai che il mio nome vuol dire vagabondo. Poi fino all&#8217;alba abbracciati a voler fermare il tempo, poi le primi luci a rompere l incanto e le lacrime sulle tue guance a ricordare storie, lontane. La tua domanda, se io amassi solo te ed io che volevo farti capire che non si può amare solo una volta e la tristezza dentro me, sapendo che presto saresti stata di un altro. La corsa sul sentiero del vecchio mulino a nascondersi per non essere visti, poi di nuovo tra gli ibridi magici degli odori del mio rio, poi nascosti dietro i cespugli sull`erba fresca complice delle mie bugie. Come vorrei iniziare una nuova vita per te, giocandomi il passato ma sono in troppi ad aspettarmi.</p>
<p>L&#8217;anno più bello dell universo per avere diciotto anni è stato il 1968. Vestivamo con jeans streach, stivaletti di cuoio, giubbotti di pelle, portavamo i capelli lunghi, eravamo diversi, avevamo atteggiamenti da salotto, ma sapevamo parlare d&#8217;amore, soprattutto nell&#8217;alto vastese eravamo degli idoli. Conoscevamo a perfezione l&#8217;arte dell&#8217;amore, in situazioni intime, sapevamo usare l&#8217;effetto della parola. Nessuna frase veniva detta a caso, ma il linguaggio veniva attentamente studiato prima per creare malinconia. Ogni parola che dicevamo nei discorsi affettuosi creava sfaceli nel cuore di ascoltava, le frasi venivano dette esattamente come le nostre donnine volevano sentirle. Eravamo così inebriati dalle atmosfere, che noi stessi a volte credevamo a quel che si giurava. Avevamo tanta esperienza che, conosciuto noi, nessuna poteva resisterci. Noi eravamo il nuovo, il presente ed il futuro. Gli anziani non ci accettavano perchè avevamo rivoluzionato i loro principi, le mamme ci temevano, perchè pensavano che noi rovinassimo le loro figlie. In effetti non era così perchè in fondo avevamo per mentalità le stesse mamme. Il nostro merito era che noi facevamo sognare chiunque ci frequentava, eravamo estremamente positivi e non c&#8217;era problema su cui non ridevamo sopra. Ci piaceva infinitamente farle plangere ma quando poi ci riabbracciavamo si viveva in paradiso. Noi eravamo &#8230;il Paradiso.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.vastesi.com/blog/2010/02/14/vasto-1968/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tratturi Oski</title>
		<link>http://www.vastesi.com/blog/2010/01/24/tratturi-oski/</link>
		<comments>http://www.vastesi.com/blog/2010/01/24/tratturi-oski/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 14:27:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[carpineto sinello]]></category>
		<category><![CDATA[colle casale]]></category>
		<category><![CDATA[colle pistillo]]></category>
		<category><![CDATA[commercio bestiame]]></category>
		<category><![CDATA[dio esus]]></category>
		<category><![CDATA[oski]]></category>
		<category><![CDATA[pietra volante]]></category>
		<category><![CDATA[sanniti]]></category>
		<category><![CDATA[Schiavi d'Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[telese terme]]></category>
		<category><![CDATA[trivento]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.vastesi.com/blog/?p=3212</guid>
		<description><![CDATA[di Adriano Bologna
Colle Casale e la pietra volante.
Abbiamo rinvenuta a colle Casale i resti, purtroppo, della pietra volante, così veniva chiamata dai vecchi abitanti della zona. Il masso una enorme pietra a forma di disco, era stato piazzato dai pastori Oski nella gola di passaggio tra il colle Pistillo e colle Casale. Essa serviva come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><small><strong>di Adriano Bologna</strong></small></p>
<p>Colle Casale e la pietra volante.</p>
<p>Abbiamo rinvenuta a colle Casale i resti, purtroppo, della pietra volante, così veniva chiamata dai vecchi abitanti della zona. Il masso una enorme pietra a forma di disco, era stato piazzato dai pastori Oski nella gola di passaggio tra il colle Pistillo e colle Casale. Essa serviva come piatto per i sacrifici al Dio Esus.</p>
<p>La scorsa settimana abbiamo di nuovo, la maggior parte a piedi, ripercorso il tratturo che in età intorno ai trecento avanti Cristo, portava dalla zona di San Lorenzo a Carpineto fino a Telese Terme dove ogni anno a primavera c&#8217;era una immensa fiera di bestiame. A Telese Terme ci sono le famose Terme degli Oski, gli Oski ormai diventati Sanniti, erano degli esperti commercianti di bestiame. </p>
<p>Questa professione è stata trasmessa nei secoli fino ai nostri tempi a Carpineto, peccato che essa stia morendo. Il tratturo saliva fino a Schiavi D&#8217;Abruzzo per poi scendere fino a Trivento, per poi proseguire fino a Sepino e poi fino a Telese. Abbiamo scoperto i posti dove si faceva riposare il gregge e dove si riposava a volte per giorni se le condizioni atmosferiche non erano buone. Abbiamo inoltre scoperto che con la settima grande pietra degli Oski di Carpineto che non riuscivamo a trovare, venne ai tempi scolpita in modo artistico la pietra girevole, praticamente, il grande vaso della vecchia fontana che sovrastava la fontana stessa. </p>
<p>Dall&#8217;inizio degli anni novanta, la professione del commercio di bestiame sta morendo, professione tramandata per 2500 anni. La burocrazia Italiana, costretta attraverso la pressione dei partiti ad impiegare sempre più Veterinari disoccupati, figli di impiegati statali, che da generazioni stanno dall&#8217;altra parte del lavoro produttivo, costretta a creare sempre più regole intrecciate, che esigono sempre più metodologie dannose, ma danno posti di lavoro a pseudo veterinarie, che da me personalmente constatato, non sanno distinguere una scrofa da un verro. Il costo della dannosa burocrazia viene pagato da tutti i cittadini italiani e la professione del commerciante, la più antica delle professioni, scompare.<br />
Ringrazio i colleghi di Solopaga (BN)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.vastesi.com/blog/2010/01/24/tratturi-oski/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Malinconia per ricordi lontani</title>
		<link>http://www.vastesi.com/blog/2010/01/03/malinconia-per-ricordi-lontani/</link>
		<comments>http://www.vastesi.com/blog/2010/01/03/malinconia-per-ricordi-lontani/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 14:56:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[malinconia]]></category>
		<category><![CDATA[ugo speranza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.vastesi.com/blog/?p=3034</guid>
		<description><![CDATA[di Adriano Bologna
Il sole di fuoco della calda estate del 68 bruciava i muri dei vecchi casolari in pietra del mio borgo. L&#8217;incudine dell&#8217; officina di Ugo Speranza come suono di campana a morte, mischiato al canto meccanico delle cicale, creava una atmosfera funesta. Le grida delle donne al lavatoio, al contrario, facevano credere ancora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><small><strong>di Adriano Bologna</strong></small></p>
<p>Il sole di fuoco della calda estate del 68 bruciava i muri dei vecchi casolari in pietra del mio borgo. L&#8217;incudine dell&#8217; officina di Ugo Speranza come suono di campana a morte, mischiato al canto meccanico delle cicale, creava una atmosfera funesta. Le grida delle donne al lavatoio, al contrario, facevano credere ancora nella vita, le rondini da sotto i balconi, preparavano il loro lungo viaggio verso sud. Mia madre vestita a vita di nero, ricuciva un lenzuolo consumato e strappato mille volte. </p>
<p>All&#8217;improvviso vidi Ugo Speranza, con passo stanco e con la sua sagoma curvata in avanti, come a cercare un oggetto smarrito, scendere dalla stradina vicino al lavatoio. Arrivato sulla strada grande alzò lo sguardo verso me, dando al suo corpo una forma sbilenca. Fece con un lento  gesto, alzando un braccio, segno di avvicinarmi, voleva darmi triste notizia, era l&#8217;aria intorno che presagiva la resa. </p>
<p>Avvicinatomi a lui, sotto i vecchi occhiali, le secche guance bagnate di sudore mescolato a due lacrime, davano conferma a ciò che temevo. Incrociando il suo sguardo vidi un uomo vuoto e disperato, come un padre che ha perso il suo migliore figlio. La resa era definitiva, dopo secoli la trebbia degli Speranza non sarebbe più uscita.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.vastesi.com/blog/2010/01/03/malinconia-per-ricordi-lontani/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

