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	<title>Vastesi.com &#187; bussi</title>
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		<title>Mappiamo l&#8217;Abruzzo dei Veleni</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 12:30:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MAC</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver letto la vicenda del Petrocco in provincia di Pescara. Dopo aver letto della centrale a biomasse di Mafalda (paese molisano ma che rientra nel terittorio del vastese). Dopo la realizzazione della Turbogas di Gissi . Dopo le concessioni di ricerca e coltivazioni petrolifera per il 50% del territorio Abruzzese. Dopo la proposta di una Centrale nucleare a Termoli (Molise 30 km da Vasto). Dopo il via libera al Parco eolico marino più grande d&#8217;europa a Petacciato (Molise 15 Km circa da Vasto). Dopo la proposta di inceneritori a Cupello (CH). Dopo il Centro Oli di Ortona e piattaforme varie. Dopo il caso BUSSI. Dopo i paventati nuovi porti abruzzesi.</p>
<p>Arriva anche un ulteriore  bellissima notizia. 13 ettari di pannelli solari <a href="http://www.flickr.com/photos/23493009@N08/3867126673/">QUI</a>. Nel cuore del Parco Nazionale d&#8217;Abruzzo.</p>
<p>Forse leggendo questo elenco vi sarete spaventati. Forse avrete  pensato: &#8220;i soli ambientalisti!!!&#8221;</p>
<p>Il problema, però, è un altro. Abruzzo e Molise  stanno diventando le regioni &#8220;energetiche&#8221; d&#8217;Italia. L&#8217;affare di questo inizio millennio.</p>
<p>Non credo che sia possibile vivere senza energia ma c&#8217;è modo e modo. Le fonti alternative sono auspicabili al posto del Petrolio non al posto di un parco nazionale. I nostri amministratori locali e nazionali a prescindere dal colore partitico sono allo sbando, ostaggi di idee anacronistiche e vecchie. </p>
<p>Per ogni scandalo abruzzese/molisano  le popolazioni hanno tracciato delle soluzioni alternative sensate. Pannelli solari dove vogliono darsi al Petrolio. Il posizionamento dei pannelli solari al posto dei vecchi tetti in amianto o a copertura dei parcheggi in paese e  sotto le seggiovie.  Raccolta differenziata e riciclo al posto degli inceneritori.</p>
<p> Mi chiedo e vi chiedo è possibile che nessuno ci voglia ascoltare??  Per tale motivo propongo di scrivere articoli su questi scandali. Creare una cartina digitale sui i siti a rischio ed inviare ai media locali nazionali ed internazionali.</p>
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		<title>La salute può attendere</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 16:34:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ezio Pelino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Fra gli oltre seimila esultanti all&apos;incoronazione  del  faraone italico c&apos;erano anche parlamentari e amministratori abruzzesi. Festeggiavano  le personali sorti presenti e future, non certo quelle dell&apos;Abruzzo, per  le quali c&apos;è solo da rattristarsi. I ticket sui farmaci sono aumentati di quattro volte. Ma questo è niente. Alla regione sono stati sottratti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fra gli oltre seimila esultanti all&apos;incoronazione  del  faraone italico c&apos;erano anche parlamentari e amministratori abruzzesi. Festeggiavano  le personali sorti presenti e future, non certo quelle dell&apos;Abruzzo, per  le quali c&apos;è solo da rattristarsi. I ticket sui farmaci sono aumentati di quattro volte. Ma questo è niente. Alla regione sono stati sottratti 400 milioni di finanziamenti, non bruscolini. Tutte le meravigliose esaltanti promesse della kermessse elettorale sono miserevolmente svanite. Cancellati il raddoppio e la elettrificazione della ferrovia Pescara- Roma, la diga foranea per il porto di Ortona e numerosi altri progetti di infrastrutture e di sviluppo. Persino la bonifica dell&apos;area più inquinata d&apos;Europa, la megadiscarica  di Bussi, non si farà più e il fiume potrà continuare a portare al mare delle vacanze il percolato tossico delle industrie chimiche. La salute degli abruzzesi e dei malcapitati turisti può attendere.</p>
<p>Ezio Pelino</p>
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		<title>Frentania dei rifiuti</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Nov 2008 15:33:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[E&#8217; sconcertante quello che solo oggi mi è capitato di leggere su &#8220;Il Messaggero&#8221; Abruzzo di venerdi scorso 14 novembre e successive edizioni.
L&#8217;emergenza ambientale in Abruzzo non è spinta solo del rischio petrolchimico o dalla gravissima situzione in cui versa la val Pescara a causa della discarica di ex-Montedison.
Ci sono studi epidemiologici che attestano un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; sconcertante quello che solo oggi mi è capitato di leggere su &#8220;Il Messaggero&#8221; Abruzzo di venerdi scorso 14 novembre e successive edizioni.<br />
L&#8217;emergenza ambientale in Abruzzo non è spinta solo del rischio petrolchimico o dalla gravissima situzione in cui versa la val Pescara a causa della discarica di ex-Montedison.</p>
<p>Ci sono studi epidemiologici che attestano un vertiginoso aumento di varie malattie tumorali nella zona, mentre i reati accertati sono andati in prescrizione.</p>
<p>Vi raccolgo qui alcuni articoli, non so se vi sia capitato di sentirne parlare, ultimamente la campagna elettorale sicuramente oscura queste notizie allarmanti ed è allucinante che l&#8217;<strong><u>Ambiente</u></strong> per i signori candidati sia un argomento che per essere toccato deve essere quasi &#8220;estorto&#8221; con la forza.</p>
<blockquote><p><small>da Il Messaggero di venerdi 14 novembre</small></p>
<h3>L&#8217;Abruzzo che muore di rifiuti</h3>
<p>di Gianni Lannes<br />
<img src='http://www.vastesi.com/blog/wp-content/uploads/2008/11/3516.jpg' alt='3516.jpg'  align="left" style="margin-right: 6px" width="330"/><strong>Un’enorme area tra Chieti e Pescara accoglie da anni veleni di ogni tipo</strong><br />
<strong>Tollo, Miglianico, Spoltore: aumento record di tumori dopo il 1994, l’anno dell’arrivo delle scorie industriali del nord</strong></p>
<p>PESCARA &#8211; E’una vicenda che Nicola De Nicola, responsabile legale della Sogeri, una srl con sede a Chieti, innesca nel 1994 sfruttando la fornace Gagliardi in contrada Venna di Tollo. A rimetterci la salute sono ignari cittadini delle province di Chieti e di Pescara. Gli ingredienti letali non mancano: cadmio, mercurio, cromo esavalente, manganese, alluminio, idrocarburi pesanti e addirittura un radionuclide artificiale, il cobalto 60. Una mistura valutata &#8211; secondo stime tecniche ufficiali &#8211; almeno 30 mila tonnellate, sepolta e dimenticata in riva al torrente Venna (agro di Tollo) e in due capannoni (imbottitti d’amianto) aperti alle intemperie ed ai visitatori. L’area maggiormente a rischio racchiude Tollo, Miglianico, Ripa Teatina, Ortona, Canosa, Francavilla al Mare, Chieti Scalo, Cepagatti, Spoltore. «In considerazione dello stato dello stabilimento e dei rifiuti in esso accumulati, dai quali si sviluppa ammoniaca ed acetilene, con conseguente sviluppo di gas tossici e la cui movimentazione è causa di elevatissima polverosità, la situazione può costituire un pericolo per la salute degli operatori, per gli insediamenti circostanti e per l’ambiente, considerato che non sono presenti sistemi di convogliamento e abbattimento di tali gas». La consulenza tecnica del professor Mauro Sanna, conferita il 22 maggio 1996 dal Procuratore di Chieti Nicola Trifuoggi (attuale capo della Procura di Pescara), parla chiaro. Antonio Di Federico, medico-chirurgo da 30 primavere a Miglianico, non ha dubbi: «Il cancro qui è aumentato in modo esponenziale. La situazione è esplosa nel 1995. Prima di allora i tumori erano sporadici. Ho rilevato un numero spropositato, sia di incidenza che in prevalenza rispetto alla media nazionale. Ci sono neoplasie maligne estremamente poco frequenti: cancri dell’encefalo, cancri della vescica, cancri prostatici e tiroidei, sarcomi in pazienti giovanissimi». G.E., 37 anni è l’ultima vittima: il giovane è deceduto qualche giorno fa a causa di un cancro all’esofago. «In ogni casa ci sono vittime, morti o malati di tumore. Per non dimenticare i numerosi bambini nati con rarissime malformazioni e i tanti aborti. Invochiamo l’intervento dello Stato» dichiara Elisabetta Zannolli, 47 anni, farmacista di Miglianico.<br />
Spiccano gli scarti della Bayer (Germania), delle Industrie Chimiche di Saragozza (Spagna) e scorie sanitarie dalla Francia. Anche gli industriali italiani &#8211; i casi più eclatanti: Eural Gnutti (Bs), Servizi Costieri (Ve), Faro (Pd), Ghiraf (Bs), Fonderie Riva (Mi), Kerasan (Vt) &#8211; non hanno lesinato contributi micidiali. Le analisi chimiche attestano il grave inquinamento. Lo scarico mortale ha contaminato suolo, sottosuolo, il torrente Dentalo, il fiume Foro ed il mare Adriatico. Significative le morie di pesci, di mitili e di organismi viventi. Ernesto Di Pillo ricorda: «I camion di rifiuti avevano le targhe di Venezia, Verona, Padova, Brescia. Scavarono due fosse profonde da una parte e l’altra del Venna. Dalla terra usciva un fumo bianco come una nebbia acida e non respiravamo. La nostra protesta scoppiò nel ‘96 dopo 3 aborti forzati. Capitò anche a mia moglie incinta al sesto mese». Anche Benito Tiberio, 67 anni, è un testimone oculare: «Quando mischiavano i rifiuti con la terra si alzava una nuvola di polvere che andava a finire verso le nostre case e il paese di Tollo».<br />
Nel 1999 il Venna straripò allagando la fornace. Nel 2000 la Regione aveva stanziato 300 milioni di lire per la “messa in sicurezza”, rivelatasi una truffa. Altri 587 mila euro sono stati erogati dallo stesso Ente per la “bonifica”. L’8 ottobre 2007 l’amministrazione comunale di Tollo ha sfornato un bando di gara per “la bonifica”; ma «lavoriamo alla messa in sicurezza» dichiara l’ingegnere Giovanni Leve. I lavori sono stati affidati all’impresa “Ecologica Anzuca srl” e subappaltati il 20 dicembre 2007, alla ditta “Angelo De Cesaris” di Francavilla al Mare. Il dirigente regionale Franco Gerardini ha concesso il 21 marzo 2007 una “proroga a sanatoria”. «Non c’è più nessun pericolo: la situazione è sotto controllo» ripete il sindaco Angelo Gialloreto. Nella relazione tecnica però si legge: «Attualmente, nei due capannoni di servizio del complesso sono presenti rifiuti stoccati contenuti in Big-Bags. In 228 di questi sono contenuti esidui di fusione di alluminio per 3.420.000 kg. In altri 53 Big-Bags, sono stati stoccati sacconi vuoti contaminati, per un totale di massa di 13.250 kg». E’ finita in prescrizione: il sito non è stato bonificato.</p>
<table>
<tr>
<td width="50%" valign="top">
<p><strong>L’OMBRA LUNGA DELLA CAMORRA DIETRO L&#8217;INCHIESTA FINITA NEL NULLA</strong></p>
<p>PESCARA &#8211; La Sogeri srl a Tollo ha occultato una valanga di scorie assassine dal 16 maggio 1995 fino al sequestro del Noe, il 2 febbraio 1996. «In quell’impianto sarebbero arrivati undici o quindici Tir carichi di rifiuti radioattivi provenienti dalla Francia», ha rivelato 10 anni fa l’allora capo della Procura della Repubblica di Chieti, Nicola Trifuoggi nell’audizione alla Commissione d’inchiesta parlamentare. Nel resoconto stenografico del 23 febbraio 1998 l’attuale procuratore di Pescara dichiara: «Lo scarico dei rifiuti si faceva da queste parti, grazie ad un unico soggetto, Nicola De Nicola, al quale abbiamo sequestrato la discarica di Tollo. Poi gli abbiamo sequestrato dei terreni perché, chiusa la discarica di Tollo, aveva cominciato a scaricare quasi sul greto del fiume Pescara, a Chieti Scalo. Si è ritrasferito in provincia di Pescara, a Cepagatti, in contrada Aurora». Trifuoggi spiega: «Questi rifiuti uscivano dalle fabbriche e poi si procedeva con il solito sistema della triangolazione. Si fermavano una notte a Marghera e il mattino successivo lo stesso camion partiva con una bolla diversa con la dicitura “residui riutilizzabili”. Un camion è stato seguito dalla partenza fino a Ripa Teatina». Su indicazione del clan dei Casalesi &#8211; come ha attestato l’allora procuratore di Napoli Agostino Cordova (12 febbraio 1998) &#8211; la storiaccia muove i passi iniziali nei primi anni ’90, quando la Camorra dirotta ed interra a Scurcola Marsicana ingenti quantitativi di rifiuti micidiali. L’epilogo si è consumato in un’aula giudiziaria di Chieti. Il sostituto procuratore Lucia Anna Campo, il 29 ottobre 2001, «rilevato che non è più necessario mantenere il vincolo posto che atteso il tempo trascorso non sarebbe neanche più possibile eseguire ulteriori prelievi ed analisi, dispone il dissequestro dell’area». Il tribunale di Ortona sentenziò la propria incompetenza e poi sopraggiunse la prescrizione.<br />
G.Lan.
</td>
<td>&nbsp;</td>
<td valign="top">
<p><strong>&laquo;LA MIA GENTE CONDANNATA&raquo;</strong></p>
<p>PESCARA &#8211; Antonio Di Federico è medico dal 1976. A Miglianico vive dal 1980. Lui ha dato impulso all’indagine epidemiologica.</p>
<p><strong>Dottor Di Federico che succede in quest’angolo dell’Abruzzo?</strong><br />
«Ho notato un numero di casi di tumore spropositato rispetto alla media nazionale».</p>
<p><strong>Lei ha 1.100 pazienti. Cosa ha riscontrato?</strong><br />
«Rarissimi cancri dell’encefalo, cancri della vescica, prostatici e tiroidei; sarcomi in pazienti giovanissimi».</p>
<p><strong>Rammenta qualche caso particolare?</strong><br />
«Avevo in cura una ragazza a maggio del 2002 con un fibrosarcoma della mammella spuntato dal nulla, a cui era associata una reazione leucemoide. La giovane donna è morta dopo due mesi».</p>
<p><strong>Non le sembra strano?</strong><br />
«La reazione leucemoide fa pensare a qualche componente radioattiva nel territorio».</p>
<p><strong>Siamo quello che respiriamo, mangiamo, beviamo?</strong><br />
«Indubbiamente. Il tumore prevalente è quello broncopolmonare».</p>
<p><strong>Qual è la fascia d’età più colpita?</strong><br />
«Sotto i 50 anni. C’è una ragazza di 29 anni con il linfoma di Hodgkin. E poi, un ragazzo di 40 anni morto di Alzheimer. E un signore di 50 anni che presenta una leucoencefalopatia multifocale aspecifica».</p>
<p><strong>Esistono aree particolarmente a rischio in questo territorio?</strong><br />
«Quelle vicino ai torrenti Venna e Dentalo e al fiume Foro».<br />
G.Lan.
</td>
</tr>
</table>
</blockquote>
<blockquote><p><small>da Il Messaggero di martedi 18 novembre</small></p>
<h3>Una bomba chimica minaccia il Tirino</h3>
<p><strong>Allarme del Wwf per le acque reflue versate nel terreno da un’azienda</strong><br />
<strong>Il caso è stato segnalato ad Ato, Asl e al commissario Goio, chiesta la verifica delle autorizzazioni</strong><br />
di Floriana Bucci<br />
<img src='http://www.vastesi.com/blog/wp-content/uploads/2008/11/3365.jpg' align="left" style="margin-right:6px"/><br />
BUSSI &#8211; Falde del Tirino a rischio inquinamento industriale? Una domanda retorica, si direbbe, quella del Wwf. Con più di cento anni di chimica ci mancherebbe che il fiume dei fiumi uscisse dal polo chimico buono da bere. In realtà l&#8217;associazione ambientalista non ha affatto voglia di scherzare. E l&#8217;interrogativo, rivolto all&#8217;Ato, ai comuni, all&#8217; Asl e al commissario Adriano Goio, preannuncia una nuova emergenza ambientale. Il problema, questa volta, è a monte, nella zona artigianale di Capestrano, lungo la statale 153 per Navelli, non lontano dalle sorgenti del Tirino. Il problema si chiama Italfinish, un&#8217;azienda che lavora l&#8217;alluminio e utilizza sostanze chimiche come acido solforico e nichel per il processo di anodizzazione.<br />
«Nei giorni scorsi &#8211; denuncia il Wwf &#8211; i Noe hanno sequestrato parte dell&#8217;impianto dell&#8217;Italfinish che è posta sopra l&#8217;acquifero che alimenta le risorgive del Tirino. Intanto il 18 novembre il Comitato Valutazione di Impatto Ambientale della Regione esaminerà l&#8217;stanza dell&#8217;azienda per un ampliamento dello stabilimento e delle strutture per lo stoccaggio dei materiali utilizzati nelle lavorazioni». A far crescere le preoccupazioni degli ambientalisti è la relazione presentata dalla stessa Italfinish che scrive di «aver scaricato i suoi reflui, dal 2005 al 2007, direttamente sul terreno e che tale procedura ha già portato ad una contaminazione, con successiva richiesta di messa in sicurezza in base al decreto del 2006 sulle bonifiche». Veleni di nuova generazione, dunque, non datati come quelli scoperti a valle del Tirino, a pochi metri dal Pescara. Ma pur sempre veleni che finiscono nell&#8217;acqua. «L&#8217;allargamento dell&#8217;impianto &#8211; sostengono al Wwf &#8211; produrrebbe aumento delle emissioni in atmosfera e dello stoccaggio di sostanze chimiche. Impianti di questo genere sull&#8217;acquifero più importante dell&#8217;Appennino centrale, che offre acqua a mezzo milione di persone, sono inaccettabili».<br />
Altro che ampliamento. Alla luce di quanto è successo fino ad ora, il Wwf chiede di verificare anche le autorizzazioni concesse per l&#8217;impianto Italfinish già in un funzione. Perché con il Tirino non si scherza. La più importante risorsa idrica dell&#8217;Abruzzo dovrebbe essere tutelata come &#8220;patrimonio strategico per l&#8217;intera nazione&#8221;.<br />
Intanto, in fatto di fornitura idrica, in considerazione della pioggia abbondante che nel week end ha incrementato la portata delle sorgenti La Morgia e Tavo, l’Aca ha annunciato di aver annullato per questa settimana la prevista chiusura notturna dei serbatoi che avrebbe riguardato i paesi di Alanno, Bolognano, Caramanico, Castiglione a Casauria, Cepagatti, Manoppello, Rosciano, Scafa, Spoltore, Tocco da Casauria, Torre de’ Passeri e Turrivalignani. «L’incremento registrato della portata d’acqua è stato del 20-25%» ha dichiarato il presidente dell’Aca, Bruno Catena. Sospese anche le parzializzazioni a Lettomanoppello (5 litri al secondo) e a San Giovanni Teatino (3 litri al secondo).</p>
<h3>Allarme amianto in Val di Sangro</h3>
<p><strong>La Forestale scopre 500 tubi di materiale tossico abbandonati tra Lanciano, Mozzagrogna e Fossacesia</strong><br />
<strong>Sequestrati quattro siti, denunciato il presidente del Consorzio</strong><br />
di Walter Berghella<br />
<img src='http://www.vastesi.com/blog/wp-content/uploads/2008/11/3562.jpg' align="left" style="margin-right: 6px" width="220" />LANCIANO &#8211; Allarme amianto in Val di Sangro dove la Forestale ha sequestrato quattro siti di proprietà del Consorzio di Bonifica Sud, sede a Vasto, in cui erano stati ammassati e abbandonati circa 500 tubi con presenza, appunto, del famigerato e tossico amianto. I tubi sospetti sono stati trovati in due strutture di Mozzagrogna e in quelle di Fossacesia e Lanciano. Il presidente del Consorzio Giuseppe Torricella, 53 anni, di Cupello, è stato denunciato per deposito incontrollato e abbandono di rifiuti pericolosi. Nel dossier rimesso alla Procura di Lanciano la Forestale ha allegato anche foto satellitari che davano conto delle cataste di tubi per l&#8217;irrigazione. Mesi fa un&#8217;altra denuncia aveva interessato il vertice della Bonifica per una vicenda legata a reflui contenuti nelle vasche consortili, sempre nel Sangro. Non diminuiscono dunque le paure nel settore dell&#8217;inquinamento ambientale che da anni vede la Frentania, definita pattumiera d&#8217;Abruzzo, in considerazione di grandi inchieste sull&#8217;inquinamento, nonché la presenza di diverse aziende e depositi per rifiuti di varia natura.</p>
<p>Quanto all&#8217;indagine della Forestale, le prime cataste dei tubi inquinanti sono state scoperte nel primo accertamento effettuato nei siti di località Piccarda e Rosciavizza nel comune di Mozzagrogna, dove c&#8217;erano complessivamente 310 manufatti lunghi 4 metri e con diametro di 30/40 centimetri. Tubi in cemento &#8211; amianto e con matrice fibrosa che erano stati da poco movimentati e risistemati senza le precauzioni previste dalla norma sui rifiuti contenenti amianto. Nel sito di Casone, a Fossacesia, sono state poi trovate altre due cataste con 150 tubi. Infine all&#8217;ingresso del sito di Cerratina di Lanciano la Forestale ha sequestrato gli ultimi 25 manufatti. Il comandante provinciale della Forestale Piero Di Fabrizio rimarca &#8220;abbiamo accertato l&#8217;effettiva presenza delle fibre di amianto nella struttura dei tubi, che spero non siano stati acquistati quando l&#8217;amianto era già stato messo al bando, altrimenti si ipotizza anche un danno economico per i consorziati&#8221;. Il presidente Torricella si sarebbe giustificato asserendo che la mancanza di fondi non aveva ancora permesso la bonifica dei siti, regolarmente effettuata in passato.</p></blockquote>
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		<title>La mia illusione avvelenata</title>
		<link>http://www.vastesi.com/blog/2008/05/27/la-mia-illusione-avvelenata/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 May 2008 18:56:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>soleluna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mio padre era il figlio di un operaio caduto per lavoro in una cava della zona compresa tra Bussi e Capestrano. Un diploma di marconista in tasca ed una vita passata “imbarcato” ad esplorare il mondo per campare se stesso e la propria famiglia.
Io non ero ancora nata, ma intorno agli anni ‘60 molti come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mio padre era il figlio di un operaio caduto per lavoro in una cava della zona compresa tra Bussi e Capestrano. Un diploma di marconista in tasca ed una vita passata “imbarcato” ad esplorare il mondo per campare se stesso e la propria famiglia.<br />
Io non ero ancora nata, ma intorno agli anni ‘60 molti come lui, non avendo trovato ricchezza in casa, avevano dovuto cercarla altrove, nella amara consapevolezza che il posto dove erano nati sarebbe rimasto quello più bello che avessero mai visto.<br />
Con un vissuto così è facile illudersi che presto le cose cambieranno.<br />
L’idea di importare la ricca industria chimica in Abruzzo rappresentava, per chi se ne era dovuto andare, una seconda occasione da offrire ai propri figli. Tant’è che il distretto chimico di Bussi Officine finì in poco tempo per inorgoglire la gente locale più delle meraviglie naturali a cui ormai era abituata e con le quali nessuno ormai poteva più sfamarsi.<br />
Intorno agli anni ’80 venendo da Capestrano in direzione mare, bastava fare un paio di curve per vedersi profilare dinnanzi una vallata di cemento che sembrava quasi nascosta per decenza dalle montagne che si ergevano intorno. Ciminiere, serbatoi e fumi grigi cullati insieme da quello che avevo più volte sentito definire da mio padre, che aveva girato il mondo, come “il posto più bello” che avesse mai visto.<br />
Erano i tempi in cui quelli del “no a prescindere” (come alcuni li definiscono oggi) purtroppo non avevano ancora la voce ed il seguito di oggi.<br />
Ricordo ogni passo di quel percorso compiuto quasi tutte le domeniche.. e ricordo soprattutto la sequenza dei pensieri che mi frullavano nella testa: dal timore di quel mostro di cemento e ferro che profanava il paradiso di mio padre, alla tranquillità delle sue rassicurazioni in nome del progresso e dello sviluppo, che avrebbero consentito a noi figli di non andar mai più via.</p>
<p>Mio padre ora non c’è più, ma spesso mi chiedo cosa penserebbe se avesse scoperto in vita che quei suoi nipoti che, tra gli altri, hanno avuto il privilegio di restare nella sua bella casa al mare, costruita poco più a valle dal suo paradiso, hanno poi scontato il caro prezzo di bere dalla nascita acqua avvelenata, i cui effetti non conosciamo ancora.<br />
A me vengono i brividi e sicuramente verrebbero anche a lui.</p>
<p>Nessuno dovrebbe mai permettersi di definirmi come quella del “no a prescindere”.. perché nessun “Si” può prescindere dalle conseguenze che avrà sulle case, la terra e la vita delle nostre famiglie. Tanto più se i vantaggi economici di quel “si” saranno goduti solo dai pochi prescelti.<br />
C’è chi la chiama nimby, io preferisco credere sia semplicemente la libertà di fare i conti o meno con ciò che più di ogni altra cosa dovremmo sempre preservare, <strong>la nostra coscienza</strong>.</p>
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		<title>Discarica Bussi&#8230;cronostoria</title>
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		<pubDate>Fri, 23 May 2008 20:17:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Smargiassi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
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		<description><![CDATA[Vi riporto l&#8217;articolo a cura di Giuseppe Salvaggiulo comparso su &#8220;La Stampa&#8221; il 12 maggio 2008. Un articolo molto bello e significativo. Ragazzi la cronostoria tutta raggruppata insieme nell&#8217;articolo, fa rabbrividire ed accapponare la pelle: Leggete leggete..per quanti non hanno ancora ben chiara la situazione. Sinceramente&#8230;è una cosa così grande che praticamente da quando all&#8217;inizio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi riporto l&#8217;articolo a cura di Giuseppe Salvaggiulo comparso su &#8220;La Stampa&#8221; il 12 maggio 2008. Un articolo molto bello e significativo. Ragazzi la cronostoria tutta raggruppata insieme nell&#8217;articolo, fa rabbrividire ed accapponare la pelle: Leggete leggete..per quanti non hanno ancora ben chiara la situazione. Sinceramente&#8230;è una cosa così grande che praticamente da quando all&#8217;inizio è scoppiato tutto il caso, mi dà un senso di soffocamento ed impotenza..ed è da anni che ci avveleniamo. E credetemi, io la questione l&#8217;ho vissuta molto direttamente.</p>
<p>&#8230;&#8230;</p>
<p>["Non è vero che in Abruzzo non succede mai niente. Può succedere, per esempio, che per decenni una grande industria chimica inquini la zona in cui si trova la falda idrica che fornisce acqua potabile a 450 mila persone. Può succedere che attorno a quell’industria sorga la discarica abusiva di rifiuti pericolosi più grande d’Europa. Può succedere che le analisi nell'area industriale rilevino sostanze tossiche e cancerogene, con valori fino a 161 mila volte il limite legale. Può succedere che per anni tutto ciò sia, nella migliore delle ipotesi, ignorato o sottovalutato da chi dovrebbe allertarsi e intervenire. Può succedere di imbattersi «in qualcosa che al confronto - confida un investigatore - Porto Marghera sembra una cazzata». Può succedere. È successo.</p>
<p>Il paradiso perduto<br />
Questa storia non è ambientata in uno di quegli inferni industriali che fanno paura solo a guardarli, ma in un’incantevole valle a cinquanta chilometri da Pescara, lungo l’autostrada per Roma. Un canyon imponente, incastrato tra due parchi nazionali (Gran Sasso e Majella), che dall’Appennino si apre verso il mare Adriatico. Boschi a perdita d’occhio, cime imbiancate sullo sfondo, qua e là mucchi di case lungo i pendii. Ai piedi della valle si convogliano tutte le acque dai monti, che alimentano due fiumi paralleli. Uno in superficie, il Pescara (con l’affluente Tirino), che scorre tra piccole lagune cristalline dove i ragazzi vengono a campeggiare e a fare il bagno. Uno sotterraneo, la grande falda d’acqua da cui pesca l’acquedotto.</p>
<p>Quest’impianto serve 450 mila persone, un terzo della popolazione regionale, che diventano fino a 600 mila d’estate. All'altezza del paesino di Bussi, sotto il ponte dell'autostrada e con il fiume che passa in mezzo, c'è un sito industriale. Un insediamento chimico sorto nel 1901 e che nel corso del ‘900 segue tutta la parabola della chimica italiana. Riconvertito alla bisogna a fini bellici (la posizione la rende inattaccabile), poi finisce nell’orbita Montedison. La storia cambia nel 1982, quando si aprono otto nuovi pozzi dell'acquedotto. Pur chiamandosi pozzi di Sant'Angelo, di angelico non hanno nulla. Anziché collocarli a monte dell'industria, dove l'acqua è ancora incontaminata, li piazzano a valle, dove il fiume ha già imbarcato un bel po' di veleni. Quindi, da quel momento, l'acquedotto porta nelle condutture e nelle case degli abruzzesi acqua con residui di scarichi chimici.</p>
<p>I primi allarmi<br />
Il primo campanello d'allarme suona vent’anni dopo, nel 2002, quando la multinazionale belga Solvay acquisisce lo stabilimento e rileva, nel terreno sottostante, sostanze nocive oltre il limite consentito. Il sito dunque, è sin da quel momento ufficialmente inquinato (ad oggi, la bonifica non è ancora iniziata). Un momento. L'industria inquina la falda che poco più a valle alimenta l’acquedotto. Siamo sicuri che l'acqua che arriva nelle case sia davvero potabile? Prima che qualcuno si ponga questa domanda, passano due anni. Nel 2004, fatte le prime analisi dell'acqua, l'Asl certifica «uno stato di inquinamento» che «pregiudica gravemente la qualità delle acque destinate al consumo umano» e «necessita di urgenti provvedimenti (...) da parte delle competenti autorità…».</p>
<p>Le sostanze inquinanti rilevate sono tre: tetracloroetilene, tricloroetilene e cloroformio. Tutti e tre classificati dall'Organizzazione mondiale della sanità come tossici per fegato e reni. Il primo è anche un probabile cancerogeno. Tecnicamente si tratta di uno STATO DI ALLERTA e l’Asl lo scrive proprio così, tutto in maiuscolo, in modo che balzi subito all'occhio, in una nota del settembre 2004.</p>
<p>Tutti zitti, tutti fermi<br />
Che cosa succede, di fronte a un allarme così inequivocabile? Nulla. Ovvero riunioni, rimpalli di responsabilità, conferenze di servizi. E dire che le cosiddette autorità competenti non mancano: Asl (Azienda sanitaria locale, dà i giudizi di potabilità), Arta (Autorità regionale territorio e ambiente, fa le analisi in laboratorio), Aca (società pubblica di gestione dell'acqua), Ato (Ambito territoriale ottimale, ente pubblico che coordina la gestione dell'acqua), commissario straordinario del governo, una quarantina di Comuni, Provincia, Regione e c'è sempre il rischio di dimenticarne qualcuno. Ma anziché intervenire ed effettuare analisi anche su altre sostanze, si danno la consegna del silenzio. Un documento della Regione chiede agli altri enti «un’adeguata discrezione al fine di evitare inutili allarmismi nei cittadini interessati dai fenomeni di inquinamento in atto». Infatti i cittadini continuano a bere ignari di tutto, sebbene la legge imponga di informare la popolazione della presenza nell’acqua di sostanze potenzialmente dannose per la salute.</p>
<p>Questione di filtri<br />
La gabola per non fare nulla è semplice: miscelare l'acqua inquinata con quella buona, presa dai vecchi pozzi sistemati a monte dell'industria. Così i veleni si diluiscono e l'acqua torna potabile. Peccato che la miscelazione, oltre che vietata dalla legge come chiarito dal ministero dell’Ambiente, non sia risolutiva. Alla fine del 2004 una nuova relazione dell’Agenzia ambientale regionale aggrava il quadro: nella falda, diciannove molecole superano i limiti di legge. Tra queste anche il cromo esavalente, il micidiale agente tossico e cancerogeno reso famoso dal caso di Erin Brockovich, una storia vera accaduta negli Stati Uniti e diventata film da premio Oscar. In queste analisi, il tetracloroetilene risulta schizzato a livelli di concentrazione impressionanti: fino a 4.800 volte superiori a quelli tollerati. E poi mercurio, piombo, nichel, cloruro di vinile. L’Agenzia, che pure conferma il giudizio di potabilità dell’acqua, consiglia controlli giornalieri e barriere idrauliche per tamponare l’inquinamento. Tutto inutile.</p>
<p>Come in un film<br />
Passa un altro anno e la magistratura minaccia il sequestro dei pozzi, che vengono chiusi a fine 2005 ma poi incredibilmente riaperti dopo aver messo dei filtri. È un’altra finta soluzione: i filtri possono ben poco. Anzi nel febbraio 2007 nuove analisi rilevano concentrazioni di tetracloruro di carbonio (un composto tossico che colpisce fegato, reni, cuore e sistema nervoso) superiori rispetto a prima. I filtri sono già saturati. Sono trascorsi cinque anni dal primo allarme, tre dalle prime analisi. A dispetto dei palliativi dietro cui si trincerano le autorità, la situazione è peggiorata. Fausto Croce, professore di chimica all'università di Chieti, vive proprio nella valle. Insospettito da un trafiletto su un giornale locale, preleva campioni di acqua e li fa analizzare in laboratorio da un’equipe di colleghi. Dopo qualche giorno, allarmato dai risultati, Croce contatta Augusto De Sanctis, volontario del Wwf. Augusto non ha il fascino di Julia Roberts, ma come nel film dedica anima e corpo alla causa dell'acqua e della salute. Trascina il vicepresidente del Wwf Abruzzo, Fabio De Massis, a bordo della sua vecchia utilitaria lercia e scassata. I due raggiungono la valle e accompagnano i tecnici di un laboratorio di Roma per fare altre analisi. L’esito è sconvolgente: possibili cancerogeni come il tetracloruro di carbonio a livelli mai raggiunti in nessuna acqua potabile del mondo. Ma quando questi dati vengono portati all'attenzione delle autorità, la risposta dell’Ato, l’ente pubblico che coordina il servizio idrico, è non meno sconvolgente: «Avranno fatto le analisi con le provette sporche».</p>
<p>Una bomba<br />
Com'è possibile che argini più robusti alzati nello stabilimento industriale, filtri ai pozzi e miscelazioni dell'acqua non siano serviti a niente? Si capisce il 12 marzo 2007 quando il Corpo forestale, guidato dal comandante provinciale Guido Conti, va a dare un’occhiata nelle viscere della valle. Comincia a scavare attorno al sito industriale e al fiume. E scopre che per decine di metri, lì sotto, la terra è intrisa di sostanze inquinanti. Le stesse che hanno contaminato l'acqua. Come in una macabra caccia al tesoro, i forestali si spostano più in là per chilometri. Scavano. E l’esito è sempre lo stesso: ovunque veleni. Qualcuno sviene a metri di distanza, nonostante le mascherine. «È una bomba ecologica senza precedenti», scrivono. Per mesi proseguono i sondaggi.</p>
<p>Alla fine, in tre punti diversi della valle, sequestrano una decina di ettari di terreni (una superficie grande come venti campi di calcio) per un totale di 500 mila tonnellate di rifiuti. La discarica abusiva di rifiuti pericolosi più grande d’Europa. Per decenni, quella montagna di schifezze ha inquinato il terreno, i fiumi e la falda utilizzata dall’acquedotto. La conformazione del territorio, con la valle a fare da grande imbuto naturale, ha amplificato gli effetti della «bomba».</p>
<p>Troppo tardi<br />
Lo scandalo esplode. Ora non si può più far finta di niente. Non si può ancora chiedere omertà su carta intestata. Eppure bisogna aspettare il 3 agosto 2007 perché i pozzi vengano nuovamente chiusi. Un terzo dell'Abruzzo resta senz'acqua in piena estate, la gente è inferocita e partecipa in massa a un consiglio comunale straordinario. L'Acquedotto ricambia i filtri e minimizza il pericolo. Ancora una volta i pozzi vengono riaperti, ma questa è l'ultima. A novembre arriva il provvedimento definitivo e la promessa che i pozzi non saranno mai più utilizzati. Nel frattempo partono le indagini epidemiologiche per individuare gli eventuali danni provocati dall’acqua inquinata sulla salute delle persone. Indagini quantomeno tardive e non ancora penetranti come necessario quando è in gioco la salute pubblica.</p>
<p>Perché ora è questo il punto: sapere quale prezzo hanno pagato i cittadini bevendo acqua contaminata. Sessanta tra associazioni e comitati spontanei organizzano una manifestazione con seimila persone. Un gruppo di giovani geologi e registi inizia a girare un documentario. Infine, solo poche settimane fa, l’Istituto superiore di sanità fa giustizia di anni di ipocrisie. Dichiara l'acqua «non idonea al consumo umano» e certifica «un rischio per la salute umana». Dai primi allarmi sono passati sei anni, dalle prime analisi quattro. Quanti e quali danni alla salute dei cittadini si potevano evitare?</p>
<p>Le indagini<br />
È possibile scaricare mezzo milione di tonnellate di rifiuti a due passi da un centro abitato senza che nessuno se ne accorga? Chi è il responsabile della devastazione ambientale della valle? Chi ha scaricato i veleni? Chi ha inquinato l'acqua potabile? E chi, pur sapendo e dovendo intervenire, ha fatto finta di non vedere? Forse si capirà tra poche settimane, quando il pubblico ministero Aldo Aceto dovrebbe chiudere l’inchiesta penale. Per due anni, i forestali hanno sentito testimoni e fatto sopralluoghi, analisi di documenti e fotografie, sorvoli aerei. Come archivisti, sono risaliti indietro nel tempo, ripercorrendo la storia del sito industriale. Dalla sede della Montecatini sono tornati con cinque pullmini carichi di carte. Ora hanno consegnato al magistrato dodici faldoni alti venti centimetri l'uno con «una storia che fa venire da piangere», racconta chi l’ha letta. L’indagine copre un periodo di almeno vent’anni. Le persone coinvolte sono una quarantina.</p>
<p>I reati spaziano da quelli ambientali agli illeciti tipici della pubblica amministrazione. Ma è bene non farsi illusioni: nelle indagini ambientali nove casi su dieci finiscono in un nulla di fatto. Prove complesse, processi lunghi, prescrizioni brevi. Ciò che potrebbe salvare questa inchiesta dall'oblio è l'eventuale contestazione del ben più grave reato di avvelenamento di acqua, punito con quindici anni di reclusione e con l'ergastolo se ne è derivata la morte di qualcuno.</p>
<p>Il futuro<br />
E dei rifiuti pericolosi ancora depositati nella valle? Ah, per quelli ci sono ancor meno speranze. Bonificare la megadiscarica costa circa 150 milioni di euro. Per ora ne sono arrivati solo un paio e non sono bastati nemmeno per coprire i rifiuti con un telone. Così l'acqua piovana e il fiume continuano a trasportare veleni. In attesa della bonifica, a Bussi si guarda avanti. Una parte dello stabilimento chimico è in dismissione, ma è già pronto un progetto per insediare un nuovo impianto per il trattamento dei rifiuti industriali. Non quelli già abbandonati nella valle, ma altri provenienti da impianti petrolchimici, raffinerie e industrie chimiche di mezzo mondo, dagli Stati Uniti alla Polonia. Più o meno centomila tonnellate ogni anno. No, davvero non si può dire che in Abruzzo non succede mai niente."]</p>
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		<title>Conferenza &#8220;Abruzzo dei Parchi o del Petrolchimico&#8221; &#8211; Pescara 16/01/08</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jan 2008 11:31:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Soleluna ci invia questo breve resoconto della conferenza tenutasi ieri a Pescara contro il centro oli (L&#8217;elenco dei partecipanti è riportato nella locandina in basso)
Pescara, 16 gennaio 2008
“4 torri di 20 metri di altezza ed un diametro di circa 1 metro e mezzo che espelleranno incessantemente quantità imprecise di Idrogeno solforato, sostanza tossica paragonabile al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Soleluna</strong> ci invia questo breve resoconto della conferenza tenutasi ieri a Pescara contro il centro oli <small>(L&#8217;elenco dei partecipanti è riportato nella locandina in basso)</small></p>
<blockquote><p><em>Pescara, 16 gennaio 2008</em><br />
“<strong>4 torri di 20 metri di altezza ed un diametro di circa 1 metro e mezzo </strong>che espelleranno incessantemente quantità imprecise di Idrogeno solforato, sostanza tossica paragonabile al cianuro” comincia più o meno così l’intervento della prof.ssa D’Orsogna. Un intervento condotto con un’intensità molto particolare, gestito con fermezza, entusiasmo e talvolta commozione..<br />
Scopro che la struttura necessiterà di circa <strong>1 milione di litri di acqua pubblica al giorno </strong>e rileggo <a href="http://www.vastesi.com/blog/wp-content/uploads/2008/01/bussi-vol2.JPG" rel="lightbox">il volantino dell’Abruzzo Social Forum</a> appena diffuso che ci ricorda che ciò avviene a quasi un anno dalla scoperta della discarica di Bussi, dopo anni di silenzio sulla qualità dell’acqua, dopo un’estate di emergenza idrica, e, soprattutto, dopo i recenti studi dell’ISS.<br />
Scopro ancora da Maria Rita che se fossimo in California lo stabilimento di Viaggiano sarebbe fuori legge, e che è dal lontano <strong>1976</strong> che non si costruiscono impianti dello stesso tipo e soprattutto che normalmente trattasi di strutture costruite nel <strong>DESERTO</strong>.. sia chiaro: in Abruzzo in caso di incidente è assicurato il disastro ecologico!! E gli incidenti non sono così rari, la cronaca della storia di Viaggiano ce lo insegna. Il vento, com’è intuibile, giocherà a prescindere un ruolo determinante.<br />
Gravi le ricadute sulla fauna, continua il dott. Mirco Di Marzio, comunque difficilmente quantificabili.. di sicuro c’è che <strong>i pesci non sono in grado di espellere le sostanze tossiche che assorbiranno!</strong><br />
Giovanni Damiani, che rappresenterà il comune di Pescara nella Conferenza dei Servizi del 01.02, ci ricorda che un&#8217;analisi corretta della valutazione non può trascurare l’aspetto fondamentale dell’impatto su flora, fauna ed ecosistemi.<br />
L’andrologo Andrea Ledda ci allarma macabramente sull’inesorabile aumento delle malattie degli apparati genitali maschili, è letteratura accertata: i nostri figli sono sempre più alti ma con genitali sempre più piccoli.</p>
<p>Ma alla domanda più ricorrente della conferenza “Chi ci governa può andare contro la nostra volontà?” forse non può rispondere nemmeno il ricco parterre di amministratori locali.. tra i quali spicca la presenza silente di Luciano D’Alfonso, la cui posizione sembra schiacciata all’interno del suo stesso partito. Ci riferisce l’on. Amedeo D’Addario che l’asse pro-centro-oli vanta nomi importanti come <strong>Del Turco </strong>e <strong>Bersani</strong>.. chissà se il sindaco di Pescara, segretario regionale del Partito Democratico in Abruzzo, accetterà l’invito di una signora presente tra il pubblico <strong>a non <em>“farsi inquinare”</em> dalla politica del NI</strong>.</p>
<p><a href="http://www.vastesi.com/blog/wp-content/uploads/2008/01/partecipanti-pescara-vol1.JPG" rel="lightbox"><img src='http://www.vastesi.com/blog/wp-content/uploads/2008/01/partecipanti-pescara-vol1.thumbnail.JPG' alt='partecipanti-pescara-vol1.JPG' /></a> <a href='http://www.vastesi.com/blog/wp-content/uploads/2008/01/mr1.JPG' title='mr1.JPG' rel="lightbox"><img src='http://www.vastesi.com/blog/wp-content/uploads/2008/01/mr1.thumbnail.JPG' alt='mr1.JPG' /></a> <a href='http://www.vastesi.com/blog/wp-content/uploads/2008/01/i-sindaci-presenti.JPG' title='i-sindaci-presenti.JPG' rel="lightbox"><img src='http://www.vastesi.com/blog/wp-content/uploads/2008/01/i-sindaci-presenti.thumbnail.JPG' alt='i-sindaci-presenti.JPG' /></a></p></blockquote>
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		<title>Abruzzo, parchi, veleni e imbroglioni.</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jan 2008 17:56:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A luglio dello scorso anno qualcuno diceva: «Mi meraviglio dell&#8217;allarmismo che è stato creato di proposito da parte di esponenti delle istituzioni. La nostra acqua è buona, di ottima qualità. Quei risultati sono una pura fantasia del Wwf». Era Giorgio D&#8217;Ambrosio, il presidente dell&#8217;Ato 4 di Pescara, in risposta alle analisi dell&#8217;acqua effettuate da un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A luglio dello scorso anno qualcuno diceva: «<em>Mi meraviglio dell&#8217;allarmismo che è stato creato di proposito da parte di esponenti delle istituzioni. La nostra acqua è buona, di ottima qualità. Quei risultati sono una pura fantasia del Wwf</em>». Era Giorgio D&#8217;Ambrosio, il presidente dell&#8217;Ato 4 di Pescara, in risposta alle analisi dell&#8217;acqua effettuate da un istituto privato di Roma, aggiungendo: «<em>contano quelli che facciamo noi, tramite Asl e Arta, unici autorizzati ad operare. Impossibile che le acque siano inquinate, perchè le nostre indagini sono sempre dettagliate e minuziose. Vengono fatte regolarmente e non sono mai saltati fuori parametri sballati ma sempre nettamente inferiori agli indici ministeriali</em>».</p>
<p>E&#8217; di oggi questa notizia su Primadanoi.it:<br />
<a href="http://www.primadanoi.it/modules/bdnews/article.php?storyid=13336"><strong>L’Istituto Superiore di Sanità: «utilizzata acqua non idonea al consumo umano» </strong></a><br />
<small><a style="font-weight: normal;letter-spacing: -0.0em ! important;" href="http://www.primadanoi.it/modules/bdnews/article.php?storyid=13336">IL DOCUMENTO. LO SCANDALO DELL&#8217;ACQUA INQUINATA. PESCARA. Oggi, durante una conferenza stampa svoltasi a Pescara, il WWF, insieme all’Abruzzo Social Forum, ha presentato la nota con la quale l’Istituto Superiore di Sanità conferma pienamente tutte le denunce dell’associazione sulla qualità dell’acqua nella Val Pescara che hanno portato, recentemente, alla chiusura definitiva dei Pozzi S.Angelo.</a></small></p>
<p>Intanto 15.000 tonnellate di rifiuti campani verranno &#8220;accomodati&#8221; nella discarica a Cerratina vicino Lanciano.<br />
Se da una parte la provincia di Chieti puo&#8217; vantare un grande primato di solidarietà per l&#8217;emergenza nazionale in corso, dall&#8217;altra è ormai chiaro che chi in Abruzzo ha pieni poteri decisionali agisce senza nessuno scrupolo e nonostante i pareri contrari dei sindaci e di altri organismi competenti locali, ora per accreditarsi presso i centri di potere piu&#8217; altolocati, ora per aggirare il piano regionale dei rifiuti con la richiesta di termovalorizzatori o ancora per accedere alle succulenti royalties derivanti dalle estrazioni petrolifere. </p>
<p>In queste occasioni la frase di rito è «<em>credono che abbiamo ancora l&#8217;anello al naso!</em>» ma la realtà è che proprio il disinteresse tanto diffuso, ha fatto per anni il gioco di tanti amministratori irresponsabili, che hanno permesso, taciuto, fatto fare, concesso, ma mai tutelato, approfondito ed eventualmente contestato a favore della collettività.</p>
<p>Vasto ne è un piccolo ma emblematico esempio: con la sua riserva naturale di Punta Aderci e la zona industriale all&#8217;interno, la zona SIC e l&#8217;edilizia selvaggia, con un piano di allargamento del porto mentre si discute da anni del recupero della zona di Punta Penna con la delocalizzazione degli impianti inquinanti (a rischio di incidente rilevante come la Puccioni), Vasto ha davvero tutti gli elementi necessari per essere inserita nella ricca (purtroppo) varietà dei casi paradossali della regione.</p>
<p>I paradossi abruzzesi sono una misura tangibile di quanto la gente sia stata presa in giro e di quanto danno irreversibile è stato procurato alla salute delle persone e all&#8217;ambiente per le generazioni a venire.<br />
E&#8217; ora di invertire la tendenza. E&#8217; ora che qualcuno paghi.<br />
Accadrà mai?</p>
<p>Vi lascio alcuni link a letture interessanti:</p>
<p><small>&raquo; <a target="_blank" href="http://no-centro-oli.blogspot.com/2007/09/un-altro-motivo-per-dire-no.html">Un altro motivo per dire no</a></p>
<p>&raquo; <a target="_blank" href="http://maurovanni.blogspot.com/2008/01/scrivo.html">Facciamoci una cultura inutile</a></p>
<p>&raquo; <a target="_blank" href="http://no-centro-oli.blogspot.com/2007/10/marciare-per-marcire.html">Marciare per marcire</a> (Inquinio leggi anche tu)</p>
<p>&raquo; <a target="_blank" href="http://www.comitatonaturaverde.it/files/immaginiPDF/da%20noto%20a%20tollo%20tra%20pozzi%20e%20raffinerie.pdf">Da Noto a Tollo, tra pozzi e raffinerie</a></p>
<p>&raquo; <a target="_blank" href="http://no-centro-oli.blogspot.com/2007/09/solo-dopo-che-lultimo-albero-sar.html">A muso duro</a></small></p>
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