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	<title>Vastesi.com &#187; eni</title>
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		<title>E l&#8217;ENI scivola sullo spot</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Jun 2009 13:48:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[eni]]></category>
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		<category><![CDATA[Massimo Ghini]]></category>

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		<description><![CDATA[di Associazione di Cultura Politica &#8220;Impronte&#8221; 
Ebbene sì: l’ENI è scivolata sullo spot che in questi giorni gira sui principali network televisivi. 
Tutto perfetto, soprattutto la scelta del testimonial, Massimo Ghini, già visto nei panni del mitico Enrico Mattei nella fiction televisiva andata in onda su RAIUNO, dal titolo “Enrico Mattei, l’uomo che guardava al futuro”. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><font face="Arial, sans-serif"><em>di Associazione di Cultura Politica &#8220;Impronte&#8221;</em> </font></p>
<p align="left"><font face="Arial, sans-serif">Ebbene sì: l’ENI è scivolata sullo spot che in questi giorni gira sui principali network televisivi. </font></p>
<p align="left" style="margin-bottom: 0cm"><font face="Arial, sans-serif">Tutto perfetto, soprattutto la scelta del testimonial, Massimo Ghini, già visto nei panni del mitico Enrico Mattei nella fiction televisiva andata in onda su RAIUNO, dal titolo “</font><em><font face="Arial, sans-serif">Enrico Mattei, l’uomo che guardava al futuro”.</font></em><em><font face="Arial, sans-serif"><span style="font-style: normal"> </span></font></em></p>
<p align="left" style="margin-bottom: 0cm"><em><font face="Arial, sans-serif"><span style="font-style: normal">E in effetti Massimo Ghini entra in scena ricordando Enrico Mattei, padre dell’ENI, la più grande compagnia energetica italiana.</span></font></em></p>
<p align="left" style="margin-bottom: 0cm"><em><font face="Arial, sans-serif"><span style="font-style: normal">L’ENI è partecipata dallo Stato nella misura del 27,83% e sempre allo Stato ha versato quest’anno qualcosa come 3 milioni di euro.</span></font></em></p>
<p align="left" style="margin-bottom: 0cm"><em><font face="Arial, sans-serif"><span style="font-style: normal">E’ presente in 70 Stati tra cui la Nigeria, dove, come denunciato nella puntata del 7 giugno di Report, insieme ad altre compagnie </span></font></em><font face="Arial, sans-serif">brucia il gas che sarebbe non economico trasportare fino ai mercati finali, causando danni all’ambiente ed alla salute delle popolazioni locali.</font></p>
<p align="left" style="margin-bottom: 0cm"><em><font face="Arial, sans-serif"><span style="font-style: normal">Ma torniamo allo spot: Massimo Ghini entra in scena come Jimes Bond e dopo qualche secondo alle sue spalle compare un bellissimo paesaggio: il mare, il cielo e, dulcis in fundo, la linea dell’orizzonte interrotta da una piattaforma che sarà a non più di un miglio dalla costa!</span></font></em></p>
<p align="left" style="margin-bottom: 0cm"><em><font face="Arial, sans-serif"><span style="font-style: normal">Non è una novità: lo sanno bene gli amici di Vasto che con le piattaforme in mare ci convivono, ma che l’Eni facesse uno spot del genere proprio no.</span></font></em></p>
<p align="left" style="margin-bottom: 0cm"><em><font face="Arial, sans-serif"><span style="font-style: normal">Ma la cosa migliore è il finale tragi-comico di Massimo Ghini: “ </span></font></em><em><font face="Arial, sans-serif">… è un’azienda che guarda al futuro e investe nella ricerca per darti un’energia sempre più sostenibile e per continuare a crescere insieme a te</font></em><em><font face="Arial, sans-serif"><span style="font-style: normal">”.</span></font></em></p>
<p align="left" style="margin-bottom: 0cm"><em><font face="Arial, sans-serif"><span style="font-style: normal">I “creativi” dell’ENI si sono veramente superati: cosa c’è di più sostenibile di una piattaforma in mare a ridosso della costa e del suo idrogeno solforato o bruciare il gas all’aria aperta?</span></font></em></p>
<p align="left" style="margin-bottom: 0cm">&nbsp;</p>
<p align="left" style="margin-bottom: 0cm"><em><font face="Arial, sans-serif"><span style="font-style: normal">f.to </span></font></em><em><font face="Arial, sans-serif"><span style="font-style: normal"><strong>IMPRONTE</strong></span></font></em></p>
<p><em><font face="Arial, sans-serif"><span style="font-style: normal"></span></font></em><em><font face="Arial, sans-serif"><span style="font-style: normal"></span></font></em><em><font face="Arial, sans-serif"><span style="font-style: normal"></span></font></em><em><font face="Arial, sans-serif"><span style="font-style: normal"></p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.vastesi.com/blog/wp-content/uploads/2009/06/massimoghini.jpg" alt="Massimo Ghini" /></p>
<p></span></font></em></p>
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		<title>L’Eni affida un altro appalto da 300mila euro alla ditta del sindaco Fratino</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 08:15:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Spanish</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Open Zone]]></category>
		<category><![CDATA[centro oli ortona]]></category>
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		<description><![CDATA[Lo copio pari pari da primadanoi.it. Mi sembra un fatto a dir poco grave&#8230;Ricordo anche l&#8217;inchiesta dello stesso giornale.
Saludos!

L’Eni affida un altro appalto da 300mila euro alla ditta del sindaco Fratino
ORTONA. Anche durante la piena emergenza terremoto non si smette di parlare della battaglia contro la petrolizzazione della regione. I comitati e le associazioni non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo <a target="_blank" href="http://www.primadanoi.it/modules/bdnews/article.php?storyid=20403">copio</a> pari pari da <em>primadanoi.it</em>. Mi sembra un fatto a dir poco grave&#8230;Ricordo anche l&#8217;<a target="_blank" href="http://www.primadanoi.it/modules/news2/article.php?storyid=181">inchiesta</a> dello stesso giornale.</p>
<p>Saludos!</p>
<blockquote>
<p><strong>L’Eni affida un altro appalto da 300mila euro alla ditta del sindaco Fratino</strong></p>
<p>ORTONA. Anche durante la piena emergenza terremoto non si smette di parlare della battaglia contro la petrolizzazione della regione. I comitati e le associazioni non abbassano la guardia. Ma la notizia di oggi rischia di creare non poche polemiche ed un polverone forse senza precedenti.</p>
<p>La questione è fin troppo semplice: l’Eni, il colosso degli idrocarburi che da anni contratta con il Comune la costruzione di una mini raffineria, ha affidato un appalto alla ditta Buonefra, di Ortona, per un valore di circa 300mila euro. Non appare un mero dettaglio il fatto che una quota della ditta è dell’attuale sindaco della città, Nicola Fratino.</p>
<p>Era stato proprio PrimaDaNoi.it a parlare per primo di un ipotetico conflitto di interessi tra il primo cittadino -che da sempre lavora in ambito portuale e dei servizi- e l’investimento dell’Eni che promette di far volare il porto di Ortona e le sue merci con una probabile ricaduta sull’indotto.</p>
<p>Se ne era parlato soprattutto in concomitanza della creazione di un consorzio di imprese che si sarebbero proposte proprio per la costruzione del centro oli: una Associazione di imprese in grado di coprire tutta la filiera e di consegnare la mini raffineria chiavi in mano.<br />
Oltre Fratino (Buonefra) nella Ati figurano anche due ditte di costruzione dell’attuale presidente di Confindustria Abruzzo ed altre imprese abruzzesi dell’area chietina.</p>
<p>Ma l’affidamento dell’appalto alla Buonefra non sembra avere nulla a che fare con il centro Oli.<br />
La scoperta l’ha fatta il blog <a target="_blank" href="http://apocalisseitalia.blogspot.com/">www.apocalisseitalia.blogspot.com</a>. «Chi faceva affari con l&#8217;Eni a Ortona e dintorni continua a farne», si legge, «i legami economici tra il sindaco Fratino e le industrie petrolifere sono noti a tutti, ma di cifre fino ad ora non si e&#8217; mai parlato esplicitamente, almeno che io sappia. Cercavo tutt&#8217;altro questa sera e invece mi sono imbattuto nei rapporti economici che intercorrono tra la impresa portuale Buonefra srl e l&#8217;Eni. Ripeto, non e&#8217; cosa nuova ma ora ci sono le cifre, e ancora peggio la data del 12 Marzo 2009».</p>
<p>La Buonefra, come spiegato nel sito ufficiale della società, «è nata nel 1974 da un progetto promosso e realizzato da Giuseppe Buontempo, dai fratelli Nervegna e Giuseppe Fratino che operavano rispettivamente come Trasportatore (1930), Agente Marittimo Spedizioniere Doganale (1950) ed Impresa Costruzioni (1955). </p>
<p>L’Azienda è ora condotta dalla seconda generazione». La seconda generazione comprende anche l&#8217;attuale sindaco Fratino di Ortona la cui maggioranza ha approvato la costruzione della raffineria di Ortona. Secondo quanto riporta questo <a target="_blank" href="http://www.dgmarket.com/eproc/np-notice.do~3854215">sito</a> alla Buonefra sono toccati 300.00 euro, Iva esclusa, per &#8220;Servizi di noleggio autogrù con operatore da effettuarsi nell&#8217;ambito delle attività del distretto di produzione DICS (Distretto Centro Settentrionale) principalmente zona Ortona e sue dipendenze&#8221;. </p>
<p>Quella della Buonefra e&#8217; l&#8217;offerta vincitrice su altre 18 offerte ricevute, tutto scritto su dgMarket.<br />
«Cosa ci sia da movimentare per quella cifra non c&#8217;è scritto ma sappiamo invece che per la Buonefra la crisi non sembra esserci», scrive l’autore del blog.</p>
<p>A questo punto appare come un ennesimo dettaglio il fatto che a Novembre 2007 sempre l’Eni spa aveva affidato alla Buonefra <a target="_blank" href="http://appalti.dgmarket.com/eproc/np-notice.do~2219201">un altro appalto </a>(«senza indizione di gara») da 800mila euro.</p>
</blockquote>
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		<title>Pubblicità istituzionali in tv</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Mar 2009 10:24:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ezio Pelino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Televisione]]></category>
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		<description><![CDATA[Come fa Mediaset ad andare a gonfie vele tanto da distribuire regolarmente i dividendi nonostante la crisi?
Berlusconi, presidente del consiglio, dà una mano a Berlusconi, proprietario di Mediaset. Fa ordinare la pubblicità a Mediaset da Eni, Enel e  Poste, aziende controllate dal Ministero del Tesoro e  i cui manager, Paolo Scaroni, Fulvio Conti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come fa Mediaset ad andare a gonfie vele tanto da distribuire regolarmente i dividendi nonostante la crisi?<br />
Berlusconi, presidente del consiglio, dà una mano a Berlusconi, proprietario di Mediaset. Fa ordinare la pubblicità a Mediaset da Eni, Enel e  Poste, aziende controllate dal Ministero del Tesoro e  i cui manager, Paolo Scaroni, Fulvio Conti e Massimo Sarmi, sono di nomina politica.<br />
Se la pubblicità istituzionale sulle reti Rai è gratuita, su Mediaset costa salata. E’ stato calcolato che l’85 % della pubblicità di questi Enti passa per Mediaset, mentre solo il 15 % per la Rai.<br />
Un conflitto di interessi non teorico ma sfacciatamente praticato, che definire scandaloso è poco. E siamo in definitiva noi contribuenti che paghiamo Mediaset con una forma occulta di tassazione.</p>
<p>Ezio Pelino</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Estrazioni petrolifere su terraferma</title>
		<link>http://www.vastesi.com/blog/2009/02/16/estrazioni-petrolifere-su-terraferma/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 19:08:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
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		<description><![CDATA[Riceviamo dall&#8217;ass. IMPRONTE:
Associazione di cultura politica IMPRONTE
RICERCA ED ESTRAZIONE DEL PETROLIO SU TERRAFERMA.
SITUAZIONE “NERA” E INGARBUGLIATA
A Londra venerdì scorso l’ENI ha presentato il piano industriale 2009-2012 ed il preconsuntivo 2008 da cui è emerso un utile di 10 miliardi di euro. Di questi, 2 andranno allo Stato che è azionista di ENI. Andranno allo Stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo dall&#8217;ass. IMPRONTE:</p>
<blockquote><div align="right">Associazione di cultura politica IMPRONTE</div>
<p><strong>RICERCA ED ESTRAZIONE DEL PETROLIO SU TERRAFERMA.<br />
SITUAZIONE “NERA” E INGARBUGLIATA</strong></p>
<p>A Londra venerdì scorso l’ENI ha presentato il piano industriale 2009-2012 ed il preconsuntivo 2008 da cui è emerso un utile di 10 miliardi di euro. Di questi, 2 andranno allo Stato che è azionista di ENI. Andranno allo Stato anche 400 milioni di Euro di Robin Tax, per un totale di 2.400.000 euro.<br />
Alla luce di questa notizia resta tutto da spiegare come, in base al disegno di legge 1195 che per le istanze di ricerca del petrolio toglie la V.I.A. alle Regioni per affidarla al Ministero dello Sviluppo Economico, l’Amministrazione dello Stato possa essere al contempo controllore e controllato. Insomma, un conflitto di interessi in piena regola che basterebbe da solo a sconsigliare l’approvazione della nuova norma.</p>
<p>Tornando alle vicende di casa nostra, per quanto riguarda le istanze per le quali risulta non perfezionata l’intesa con la Regione, è molto probabile –anzi, quasi certo- che i procedimenti amministrativi giungeranno a conclusione nel volgere di massimo due anni.<br />
La nostra previsione di fonda su diversi ordini di motivi.</p>
<p>La situazione è in stand-by. Tornerà a rianimarsi -temiamo in peggio- dopo il 13 marzo 2009, termine entro cui il Presidente della Regione si è impegnato a presentare un disegno di legge, previo confronto con il Ministro Fitto, che dovrebbe superare l’attuale conflitto Stato-Regione e bloccare fino al 31.12.2009 ogni insediamento petrolifero in Abruzzo.<br />
Prendendo atto di questa situazione abbastanza anomala, il 15 gennaio scorso le compagnie petrolifere, all’unisono, hanno avanzato richiesta di sospensione del procedimento per le istanze di ricerca CIPRESSI, VILLA CARBONE, VILLA MAZZAROSA e per l’istanza di coltivazione COLLE SAN GIOVANNI.</p>
<p>Chiedere una sospensione non significa affatto ritirarsi ma, al contrario, starsene seduti sulle sponde del fiume in attesa che passi il corpo del nemico. L&#8217;effetto della sospensione del procedimento, infatti, è semplicemente quello di &#8220;congelare&#8221; la situazione fino alla soluzione del nodo giuridico costituito dal conflitto instauratosi tra la Regione e lo Stato. Superata questa fase, le compagnie chiederanno di far ripartire i procedimenti avviati in modo da poter arrivare in fondo (cioè al rilascio del permesso) nell’arco dei prossimi due anni, confidando in altre due circostanze favorevoli concomitanti:</p>
<p>1)      l’approvazione del ddl 1195 che, dopo l’esame del Senato, dovrà tornare alla Camera per l’approvazione definitiva;<br />
2)      la risalita del prezzo del petrolio, oggi inchiodato a quota 43 dollari al barile a causa della crisi, che secondo Scaroni avverrà a partire dal 2012, orizzonte temporale ottimale per consentire alla compagnie di sfruttare le risorse petrolifere del “nuovo” Texas.</p>
<p>Quanto sopra non significa affatto che potremo dormire sonni tranquilli. Le concessioni su terraferma già accordate potranno essere comunque fatte valere (es.: CIVITAQUANA) mentre i procedimenti amministrativi per la ricerca e la coltivazione di petrolio off-shore continueranno tranquillamente il loro corso sempre che, come auspichiamo, non si corra ai ripari per tempo.</p>
<p>f.to IMPRONTE</p></blockquote>
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		<title>Nuova energia per uscire dal Petrolio</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jan 2009 15:22:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Segnaliamo l&#8217;appuntamento di stasera ad Ortona alle 17,30 presso la sala EDEN (vicino Teatro Vittoria).
Organizzano: WWF, LEGAMBIENTE, ABRUZZO IN MOVIMENTO, COLONNE D&#8217;ERCOLE.
Il punto della situazione con la dott.ssa Lisa Celeste
Interverranno:
Maria Rita D&#8217;Orsogna &#8211; CSUN Los Angeles
Dante Caserta &#8211; presidente WWF Abruzzo
Angelo Di Matteo &#8211; presidente Legambiente Abruzzo

L&#8217;articolo del Messaggero di oggi:
Lettera all&#8217;ENI: investite sull&#8217;innovazione tecnologica
Proposta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Segnaliamo l&#8217;appuntamento di stasera ad Ortona alle 17,30 presso la sala EDEN (vicino Teatro Vittoria).<br />
Organizzano: WWF, LEGAMBIENTE, ABRUZZO IN MOVIMENTO, COLONNE D&#8217;ERCOLE.</p>
<p>Il punto della situazione con la dott.ssa <strong>Lisa Celeste</strong></p>
<p>Interverranno:<br />
<strong>Maria Rita D&#8217;Orsogna</strong> &#8211; <em>CSUN Los Angeles</em><br />
<strong>Dante Caserta</strong> &#8211; <em>presidente WWF Abruzzo</em><br />
<strong>Angelo Di Matteo</strong> &#8211; <em>presidente Legambiente Abruzzo</em></p>
<p><img src='http://www.vastesi.com/blog/wp-content/uploads/2009/01/nuova-energia.jpg'/></p>
<p>L&#8217;articolo del Messaggero di oggi:</p>
<blockquote><h3><a href="http://sfoglia.ilmessaggero.it/view.php?data=20090116&#038;ediz=08_ABRUZZO&#038;npag=48&#038;file=S_3502.xml&#038;type=STANDARD">Lettera all&#8217;ENI: investite sull&#8217;innovazione tecnologica</a></h3>
<p><em>Proposta degli ambientalisti per “uscire dal petrolio”. Convegno alla sala Eden</em></p>
<p>ORTONA &#8211; Una cartolina da inviare ai vertici Eni per chiedere alla multinazionale di investire in Regione sull&#8217;innovazione tecnologica: è l&#8217;iniziativa proposta da “EmergenzAmbienteAbruzzo”, la rete di associazioni ambientaliste, che presenterà il progetto in un convegno sul tema &#8220;Nuova energia per uscire dal petrolio&#8221; che si terrà nel pomeriggio di oggi, alle 17.30, presso la Sala Eden. Al dibattito, organizzato da Wwf, Legambiente, Abruzzo in Movimento e Colonne D&#8217;Ercole, prenderanno parte Maria Rita D&#8217;Orsogna del Csun di Los Angeles, l&#8217;avvocato Lisa Celeste, il presidente del Wwf Dante Caserta e quello di Legambiente Angelo Di Matteo.<br />
«La conferenza &#8211; spiegano gli organizzatori &#8211; servirà a fare il punto della situazione. Rimarcheremo i rischi e i pericoli che comporterebbe la deriva verso gli idrocarburi sia in mare che in terra. Pochi anni di introspezione, ricerca e coltivazione che ci lascerebbero costi socio-economici e ambientali pesantissimi.<br />
<a href="http://sfoglia.ilmessaggero.it/view.php?data=20090116&#038;ediz=08_ABRUZZO&#038;npag=48&#038;file=S_3502.xml&#038;type=STANDARD"><br />
leggi tutto l&#8217;articolo »</a></p></blockquote>
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		<title>Fuori l’Abruzzo dal petrolio</title>
		<link>http://www.vastesi.com/blog/2009/01/13/fuori-l%e2%80%99abruzzo-dal-petrolio/</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Jan 2009 11:18:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Via Marelibero.net:
Fuori l’Abruzzo dal petrolio 
Il 35% dei nostri territori  in pasto alle multinazionali del petrolio: dalla Maiella al mare, da Vasto a Teramo : ne continuiamo a parlare con la scienziata Maria Rita D’Orsogna della Columbus University di Los Angeles

Mercoledì 14 gennaio alle 18.00 
IRIS via C. Battisti n. 196  PESCARA

Giovedì 15 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Via <a href="http://www.marelibero.net/2009/01/13/fuori-labruzzo-dal-petrolio/">Marelibero.net</a>:</p>
<blockquote><p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Fuori l’Abruzzo dal petrolio</strong> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il 35% dei nostri territori  in pasto alle multinazionali del petrolio: dalla Maiella al mare, da Vasto a Teramo : ne continuiamo a parlare con la scienziata Maria Rita D’Orsogna della Columbus University di Los Angeles</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0in;">
<p style="margin-bottom: 0in;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Mercoledì 14 gennaio alle 18.00</strong> </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0in;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: rgb(128, 0, 0);">IRIS</span> via C. Battisti n. 196  PESCARA</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0in;">
<p style="margin-bottom: 0in;"><strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Giovedì 15 gennaio alle 18.00</span></span></strong></p>
<p style="margin-bottom: 0in;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: rgb(128, 0, 0);">MATE INFOSHOP INT.4</span> via Spaventa CHIETI</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0in;">
<p style="margin-bottom: 0in;"><strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Venerdì 16 gennaio alle 17.30</span></span></strong></p>
<p style="margin-bottom: 0in;"><em>“</em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong><em>Nuova Energia per uscire dal petrolio”</em> </strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0in;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: rgb(128, 0, 0);">SALA EDEN </span> (vicino teatro Vittoria) ORTONA </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0in;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">interverranno:</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0in;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Maria Rita D’Orsogna</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0in;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Lisa Celeste</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0in;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dante Caserta WWF Abruzzo</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0in;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Angelo Di Matteo Legambiente Abruzzo </span></span></p>
</blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Il Wwf per fermare la deriva petrolifera in Abruzzo</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jan 2009 12:51:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[abruzzo]]></category>
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		<category><![CDATA[maria rita d'orsogna]]></category>
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		<category><![CDATA[wwf]]></category>

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		<description><![CDATA[via Abruzzo24ore:
Sabato 10 gennaio, alle ore 11, presso la sala del Consiglio dell&#8217;amministrazione provinciale di Teramo il WWF organizza un incontro pubblico dal titolo &#8220;Fermiamo la deriva petrolifera in Abruzzo&#8221;. All&#8217;incontro prendera&#8217; parte Maria Rita D&#8217;Orsogna, professoressa della California State University di Los Angeles che e&#8217; una dei promotori del movimento contro la realizzazione del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>via <a href="http://www.abruzzo24ore.tv/news/Il-Wwf-per-fermare-la-deriva-petrolifera-in-Abruzzo/9018.htm">Abruzzo24ore</a>:</p>
<p><img src="http://www.abruzzo24ore.tv/show.php?token=3bcda8f2aed2c8f1fdea1c020dadcf39&#038;id=9018" alt="Il Wwf per fermare la deriva petrolifera in Abruzzo" class="left"/>Sabato 10 gennaio, alle ore 11, presso la sala del Consiglio dell&#8217;amministrazione provinciale di Teramo il WWF organizza un incontro pubblico dal titolo &#8220;Fermiamo la deriva petrolifera in Abruzzo&#8221;. All&#8217;incontro prendera&#8217; parte Maria Rita D&#8217;Orsogna, professoressa della California State University di Los Angeles che e&#8217; una dei promotori del movimento contro la realizzazione del Centro Oli di Ortona e che sta studiando gli effetti sull&#8217;ambiente e sulla salute umana degli impianti estrattivi e produttivi di petrolio e gas. &#8220;Il problema del petrolio non riguarda solo il territorio di Ortona con il Centro Oli dell&#8217;Eni&#8221;, dichiara Dante Caserta, presidente del WWF Abruzzo. &#8220;Circa il 30% del territorio abruzzese &#8211; prosegue &#8211; e&#8217; attualmente oggetto di estrazioni, ricerche o richieste di autorizzazione per l&#8217;estrazione di petrolio o gas. La scelta di organizzare un incontro a Teramo non e&#8217; casuale: proprio la costa teramana sta registrando il maggior numero di richieste per ricerche petrolifere&#8221;. Secondo Caserta &#8220;e&#8221; necessario mettere in campo una reazione forte per evitare che l&#8217;Abruzzo diventi un territorio di conquista per le varie compagnie petrolifere. Dobbiamo puntare sul risparmio energetico e sulla produzione da fonti rinnovabili e sostenibili che non compromettono l&#8217;ambiente e l&#8217;economia esistente, a partire dal turismo e dalle produzioni agricole&#8221;. </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Appello a Chiodi</title>
		<link>http://www.vastesi.com/blog/2008/12/18/appello-a-chiodi/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Dec 2008 19:24:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[centro oli ortona]]></category>
		<category><![CDATA[eni]]></category>
		<category><![CDATA[gianni chiodi]]></category>
		<category><![CDATA[idrocarburi]]></category>
		<category><![CDATA[impronte]]></category>
		<category><![CDATA[legge regionale 14]]></category>
		<category><![CDATA[maria rita d'orsogna]]></category>
		<category><![CDATA[nuovo senso civico]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo dall&#8217;associazione di Cultura Politica IMPRONTE:
ARCHIVIATE LE ELEZIONI E DIMENTICATE LE PROMESSE, RIPARTE LA CORSA AGLI IDROCARBURI NEL TEATINO.
APPELLO A CHIODI: SUBITO UNA LEGGE REGIONALE PER FERMARE LA PETROLIZZAZIONE IN TUTTO L’ABRUZZO. 
SITUAZIONE DRAMMATICA ANCHE PER QUANTO RIGUARDA LE DOMANDE DI RICERCA DI IDROCARBURI SU TERRAFERMA. IN PROVINCIA DI TERAMO, DOPO IL SI’ DELLA REGIONE, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riceviamo dall&#8217;associazione di Cultura Politica IMPRONTE:</em></p>
<p><font size="3">ARCHIVIATE LE ELEZIONI E DIMENTICATE LE PROMESSE, RIPARTE LA CORSA AGLI IDROCARBURI NEL TEATINO.</font></p>
<p style="border: medium none ; margin: 12pt 0in; padding: 0in; text-align: justify;"><span style="text-transform: none; font-family: Arial;"><font size="3">APPELLO A CHIODI: SUBITO UNA LEGGE REGIONALE PER FERMARE LA PETROLIZZAZIONE IN TUTTO L’ABRUZZO. </font></span></p>
<p style="border: medium none ; margin: 12pt 0in; padding: 0in; text-align: justify;"><span style="text-transform: none; font-family: Arial;"><font size="3">SITUAZIONE DRAMMATICA ANCHE PER QUANTO RIGUARDA LE DOMANDE DI RICERCA DI IDROCARBURI SU TERRAFERMA. IN PROVINCIA DI TERAMO, DOPO IL SI’ DELLA REGIONE, LA “COLLE DEI NIDI” E’ QUASI IN DIRITTURA D’ARRIVO. </font></span></p>
<p style="border: medium none ; margin: 12pt 0in; padding: 0in; text-align: justify;"><span style="text-transform: none; font-family: Arial;"><font size="3">NECESSARIO AUMENTARE LE ROYALTIES PER LA REGIONE E I COMUNI A VALERE ANCHE SULLE CONCESSIONI GIA’ ESISTENTI.</font></span></p>
<p style="border: medium none ; margin: 12pt 0in; padding: 0in; text-align: justify;"><span style="text-transform: none; font-family: Arial;"><font size="3">NEDL FRATTEMPO, PER LE PIATTAFORME MARINE I COMUNI INTERESSATI PRENDANO ESEMPIO DA PINETO A CUI L’ENI HA GIA’ VERSATO UN ACCONTO DA 1 MILIONE DI EURO PER L’ICI.</font></span></p>
<p style="border: medium none ; margin: 12pt 0in; padding: 0in; text-align: justify;"><span style="text-transform: none; font-family: Arial;"><font size="3">I CONTROLLI SULLE ISTANZE E SULLE ATTIVITA’ ESTRATTIVE DEVONO RESTARE SALDAMENTE IN MANO ALLA REGIONE. E’ NECESSARIO FERMARE IL 1441-TER (ORA 1195 AL SENATO).</font></span></p>
<p style="border: medium none ; margin: 12pt 0in; padding: 0in; text-align: justify;"><span style="text-transform: none; font-family: Arial;"><font size="3">NO AL CONFINAMENTO DELL’ANIDRIDE CARBONICA LIQUEFATTA NEI FONDALI MARINI DELL’ADRIATICO ABRUZZESE</font></span></p>
<p style="margin: 12pt 0in; text-align: justify;"><span style="text-transform: none; font-family: Arial;"><font size="3">Una cosa è promettere in campagna elettorale che il Centro Oli non si farà; altra cosa è mantenere la parola data. E infatti il Consiglio dei Ministri nella seduta di oggi ha deciso di impugnare la Legge Regionale n.14 del 15 ottobre scorso con la quale si vietava di rilasciare, fino a tutto il 31 dicembre 2009, permessi per costruire insediamenti di industrie che svolgano attività di prospezione, ricerca, estrazione e lavorazione di idrocarburi sulla costa teatina. </font></span></p>
<p style="margin: 12pt 0in; text-align: justify;"><span style="text-transform: none; font-family: Arial;"><font size="3">Il neo Presidente della Regione, Gianni Chiodi, ha il dovere politico e morale di contrastare la grave decisione assunta oggi dal Governo e di farsi inoltre promotore di una serie di azioni concrete e necessarie contro la petrolizzazione non solo della costa teatina ma di tutto l’Abruzzo, provincia di Teramo inclusa.</font></span></p>
<p style="margin: 12pt 0in; text-align: justify;"><font size="3"><b><span style="text-transform: none; font-family: Arial;">Chiediamo al Presidente Chiodi un atto di coraggio e, quindi, non solo di intervenire con ogni mezzo a difesa della Legge Regionale n.14/2008 ma anche di inserire tra i primissimi punti della sua agenda di lavoro l’approvazione, in Consiglio Regionale, di una legge che riprenda i contenuti della proposta già avanzata dalla Prof.ssa Maria Rita D’Orsogna e dal movimento Nuovo Senso Civico, e condivisa anche da Impronte, che preveda nuove norme sulle concessioni riguardanti le attività di ricerca, di estrazione e lavorazione di gas e petrolio in Abruzzo</span></b><span style="text-transform: none; font-family: Arial;">; in particolare:</span></font></p>
<p style="margin: 0in 0in 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><font size="3">- <b>per le attività su terraferma, una moratoria di almeno 30 anni</b> per la lavorazione del petrolio e per il rilascio di permessi per industrie legate al comparto petrolchimico, né per i sondaggi, né per l’estrazione, né per la lavorazione del petrolio, né per la costruzione di oleodotti, né per la costruzione di impianti di stoccaggio.</font></span></p>
<p style="margin: 6pt 0in 0pt; text-indent: 0in;"><span style="font-family: Arial;"><font size="3">Oggi la situazione delle istanze di permesso presentate da numerose compagnie per la ricerca, l’estrazione e lo stoccaggio in terraferma di idrocarburi liquidi e gassosi, è allarmante. Delle 14 <b>domande, ben spalmate soprattutto sulle provincie di Teramo, Pescara e Chieti</b>, alcune sono in dirittura d’arrivo. In particolare per la “<b>COLLE DEI NIDI</b>”, che interessa il territorio delle province di Ascoli Piceno dei <b>Comuni di Bellante, Mosciano Sant’Angelo, Tortoreto, Sant’Omero, Nereto, Corropoli, Torano Nuovo e Controguerra</b>, i giochi sono praticamente fatti visto che anche <b>i competenti uffici della Regione</b>, l’estate scorsa, hanno determinato, con atto a firma del dott. Alfredo Moroni, di comunicare il proprio <b>assenso</b> al Ministero dello Sviluppo Economico per il conferimento del permesso di ricerca alla Soc. Gas Plus Italiana, relativamente alla porzione di territorio ricadente nella Regione Abruzzo. </font></span></p>
<p style="margin: 0in 0in 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><font size="3">Tra quelle più lontane dal punto di arrivo ricordiamo invece l’istanza “POGGIOFIORITO STOCCAGGIO” che interessa i Comuni di Casacanditella e di Fara Filiorum Petri, e che è legata a doppio filo da una trattativa in corso tra la milanese Gas Plus S.p.a. e la <span>&nbsp;</span>Gazprom Export per lo sviluppo e la gestione comune degli stoccaggi e la vendita di gas russo sul mercato italiano.</font></span></p>
<p style="margin: 0in 0in 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><font size="3">&nbsp;</font></span></p>
<p style="margin: 0in 0in 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><font size="3">- <b>per le attività in mare, il divieto di lavorazione del petrolio sulle piattaforme in mare. La distanza minima dalla costa per le piattaforme deve essere di almeno 20 km.</b></font></span></p>
<p style="margin: 0in 0in 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><font size="3">Il Piano Triennale per lo Sviluppo approvato dal Governo deve essere quindi modificato nella parte in cui prevede che l’Abruzzo debba essere terreno privilegiato di</font></span><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 13pt; font-family: Times-Roman;"> ricerca e coltivazione di idrocarburi;</span><span style="font-family: Arial;"></span></font></p>
<p style="margin: 0in 0in 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><font size="3">&nbsp;</font></span></p>
<p style="margin: 0in 0in 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><font size="3">- per quanto riguarda le royalties, <b>abolizione della franchigia sull’inizio delle attività</b> estrattive; alla Regione Abruzzo ed ai Comuni devono essere riconosciute <b>royalties pari <span>almeno al 40% </span>del valore del petrolio e del gas estratto su tutte le attività</b>, sia vecchie che nuove. Queste risorse devono finanziare l’uso delle energie alternative, considerato anche che il costo del petrolio, oggi pari a 40 dollari/barile, si attesterà già tra qualche mese intorno ai 65/70 dollari/barile.<span>&nbsp; </span></font></span></p>
<p style="margin: 0in 0in 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><font size="3">&nbsp;</font></span></p>
<p style="margin: 0in 0in 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><font size="3">In attesa che l’importo delle royalties venga innalzato, c’è sempre la possibilità che <b>i Comuni riescano a rifarsi dai danni prodotti dalla presenza di impianti sul loro territorio applicando l’ICI, anche nel caso delle piattaforme marine</b>. Il Comune di Pineto, ad esempio, dopo aver contestato nel dicembre 1999 all’ENI l’omessa presentazione della dichiarazione, nonché l’omesso versamento ICI per gli anni dal 1993 al 1998 relativamente a quattro piattaforme petrolifere per l’estrazione di idrocarburi installate nelle acque territoriali, ha richiesto il <b>pagamento di una somma complessiva di circa 17 milioni di euro</b> a titolo di imposta, sanzioni per omesso versamento e omessa dichiarazione e interessi. </font></span></p>
<p style="margin: 0in 0in 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><font size="3">Malgrado il <b>ricorso presentato dall’ENI</b>, accolto nei primi<span>&nbsp; </span>due gradi di giudizio dalla Commissione Tributaria Provinciale di Teramo e dalla Commissione Tributaria Regionale de L’Aquila, <b>la Corte Suprema</b><b> di Cassazione con la sentenza del febbraio 2005 ha invece riconosciuto il potere impositivo del Comune</b> anche sulle acque territoriali rinviando per la decisione di tutti gli altri motivi ad altra sezione della Commissione Tributaria Regionale dell’Abruzzo.</font></span></p>
<p style="margin: 0in 0in 0pt; text-align: justify;"><b><span style="font-family: Arial;"><font size="3">In conclusione nel bilancio del Comune di Pineto è presente la somma di 1 milione di euro versato dall’ENI in via cautelativa. Quanto al resto si vedrà.</font></span></b></p>
<p style="margin: 0in 0in 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><font size="3">&nbsp;</font></span></p>
<p style="margin: 0in 0in 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><font size="3">&nbsp;</font></span></p>
<p style="margin: 0in 0in 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><font size="3">- per quanto riguarda i <b>sistemi di monitoraggio</b>, <b>l’i<span>stituzione di un’Agenzia regionale per il controllo delle attività estrattive</span></b><span>, che </span>controlli le quantità di petrolio estratto ed il rispetto dei limiti delle emissioni. <b>Oggi, invece, controllore e controllato coincidono sicché nessuno è certo fino in fondo della veridicità delle quantità di idrocarburi estratti dichiarate, su cui vengono poi calcolate le royalties</b>. </font></span></p>
<p style="margin: 0in 0in 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><font size="3">&nbsp;</font></span></p>
<p style="margin: 0in 0in 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><font size="3">- <span>&nbsp;</span>con riferimento alla <span>Procedura di <b>Valutazione di Impatto Ambientale</b>, la stessa </span><b>deve rimanere di competenza della Regione</b> e non, come previsto dal DDL 1195 in discussione al Senato, dell’Amministrazione dello Stato.<span>&nbsp; </span></font></span></p>
<p style="margin: 0in 0in 0pt; text-align: justify;"><b><span style="font-family: Arial;"><font size="3">Gli indici delle emissioni di inquinanti devono essere conformi a quanto previsto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e, inoltre, nei processi decisionali devono essere previste la massima informazione e la partecipazione delle comunità locali.</font></span></b></p>
<p style="margin: 12pt 0in; text-align: justify;"><span style="text-transform: none; font-family: Arial;"><font size="3">Al Presidente Chiodi chiediamo anche di attivarsi <b>affinché le piattaforme in disuso dell’Adriatico abruzzese (5 le abbiamo proprio nel Teramano) non vengano utilizzate da Eni ed Enel come futuri depositi di anidride carbonica.</b></font></span></p>
<p style="margin: 12pt 0in; text-align: justify;"><b><span style="font-family: Arial;"><font size="3"><a href="http://f.to" target="_blank">f.to</a> IMPRONTE – giulianova</font></span></b></p>
<p style="margin: 12pt 0in; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><font size="3">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<wbr>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</wbr></font></span></p>
<p style="margin: 12pt 0in; text-align: justify;"><b><span style="font-family: Arial;"><font size="3">allegato a – elenco istanze</font></span></b></p>
<p style="margin: 0in 0in 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><font size="3">Cipressi, Colle dei Nidi, Villa Carbone, Villa Mazzarosa,<span>&nbsp; </span>Colle San Giovanni (Comuni interessati: Atri, Pineto, Sant&#8217;Angelo), Corropoli, San Giovanni Teatino, S. Venere, Carovilli, Agnone,<span>&nbsp; </span>Colle Ginestre, San Buono, San Rocco, Aglavizza (Comuni interessati: Cupello), Poggiofiorito Stoccaggio (Comuni interessati: Casacanditella, Fara Filiorum Petri)</font></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Abruzzo minerario</title>
		<link>http://www.vastesi.com/blog/2008/11/17/abruzzo-minerario/</link>
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		<pubDate>Mon, 17 Nov 2008 15:09:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[abruzzo minerario]]></category>
		<category><![CDATA[assomineraria]]></category>
		<category><![CDATA[centro oli ortona]]></category>
		<category><![CDATA[claudio descalzi]]></category>
		<category><![CDATA[eni]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>

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		<description><![CDATA[Per coloro che ancora non prendono consapevolezza, ecco un altro campanello d’allarme.
Dopo il piano triennale dello sviluppo economico che indica l’Abruzzo regione petrolifera, dopo le affermazioni di Scaroni, che addirittura vorrebbe utilizzare le piattaforme petrolifere in Adriatico per rimettervi la co2, dopo altri innumerevoli segnali che abbiamo ripetutamente indicato, ecco un&#8217;altra dichiarazione interessante: il Direttore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.treehugger.com/peak-oil-468.jpg" align="left" style="margin:3px 6px 0 0" width="284"/>Per coloro che ancora non prendono consapevolezza, ecco un altro campanello d’allarme.<br />
Dopo il piano triennale dello sviluppo economico che indica l’<strong>Abruzzo regione petrolifera</strong>, dopo le affermazioni di Scaroni, che addirittura vorrebbe <strong>utilizzare le piattaforme petrolifere in Adriatico per rimettervi la co2</strong>, dopo altri innumerevoli segnali che abbiamo ripetutamente indicato, ecco un&#8217;altra dichiarazione interessante: <em>il Direttore generale exploration &#038; production dell’Eni <strong>Descalzi</strong> parla dell’Abruzzo</em>.</p>
<p>Siamo l’Obiettivo, infatti non contano niente: le Direttive Comunitarie, la tutela del paesaggio  ( art. 9 Costituzione Italiana), le innumerevoli leggi nazionali (n .108 16 marzo 2001 ) e regionali (art. 68) la tutela della salute e delle economie locali, tutto deve essere cancellato anche il principio democratico Costituzionale dell’art 117, che prevede che le Regioni abbiano potere di legislazione concorrente sul governo del territorio, sull’ordinamento della produzione, trasporto e distribuzione dell’energia, per l’Eni tutto deve essere sacrificato per i loro utili.</p>
<p>Peccato che non si parli mai dei rischi alla salute, all’ambiente, all’economia, si parla solo di Business.</p>
<p>D’accordo allora facciamo due conti: quando costa un bambino con la leucemia (leggete l’analisi del Mario Negri sud e capirete) quanto costa il decadimento della qualità della vita che dovremo subire in un eventuale sciagurato Abruzzo petrolifero, quanto costa il danno d’immagine per la nostra Regione, quanto costa la svalutazione di tutti i patrimoni immobiliari, quanto costa il fatto che interi settori economici saranno ridotti alla miseria, quanto costerà il successivo ripristino dei territori.<br />
Chi paga? Sempre noi, a loro gli utili a noi i danni, equo no ?</p>
<p>Nell’intervista leggerete delle menzogne ed idiozie senza pudore, si parla di royalties che non bastano neppure a ripagare le multe del protocollo di Kyoto, si parla di piattaforme petrolifere all’Estero, bene, ma non si dice quanto pagano all’estero e che le petrolifere devono stare a diverse decine di chilometri dalla costa, si parla di ingenti investimenti, di chi????? Nostri naturalmente, poiché alcune attività petrolifere vengono finanziate da noi, singolare vero? E&#8217; come fornire l’arma a colui che ti vuole offendere.</p>
<p>Leggete bene, leggete tra le righe…..<br />
Inoltre allego un sunto dello studio del MNS.</p>
<p>Nino Di Bucchianico</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><h3>Petrolio: Descalzi, sotto l’Italia ‘tesoretto’ da 230 mld</h3>
<p><strong>Il sottosuolo italiano nasconde un “tesoretto” da 230 miliardi di euro tra petrolio e gas.</strong><br />
16 novembre 2008 alle 14:44 — Fonte: <a href="http://news.kataweb.it/fonte/17">repubblica.it</a></p>
<p><img src="http://www.eni.it/it_IT/attachments/azienda/organigramma/direttori-generali/descalzi_153x170.jpg" align="left" style="margin-right: 5px" width="140" />Lo sottolinea, in un’intervista al Corriere della Sera, il presidente di Assomineraria Claudio Descalzi. “Abbiamo, come Italia, notevoli riserve che potrebbero essere messe in produzione dopo il 2012 — spiega Descalzi -. Per svilupparle, lo Stato dovrebbe lanciare un progetto ad hoc, dotandolo di adeguate risorse, finanziarie e umane”. Finora però, secondo il presidente di Assomineraria, sono mancate “consapevolezza e focalizzazione”. L’operazione necessiterebbe di “grandi investimenti”, ma porterebbe “grandi risultati”, prosegue Descalzi. L’Italia è, infatti, “il quarto paese dell’Ue per riserve accertate dopo i paesi del Mare del Nord”, disponendo “di 130 miliardi di metri cubi di gas provati e altri 120-200 miliardi potenziali, valutabili tra 75 e 100 miliardi di euro”.</p>
<p>A questi vanno aggiunte poi “riserve di petrolio provate di 840 milioni di barili e potenziali tra i 400 milioni di barili e un miliardo”, per un valore che oscilla tra i 90 e i 130 miliardi di euro. “Ma non finisce qui — rileva il presidente di Assomineraria — perché si metterebbe in movimento anche tutto l’indotto, e lo Stato incasserebbe il 7% di royalties e il 40% di tasse”. Ad essere interessate diverse regioni italiane: Sicilia, Emilia-Romagna, Puglia, in parte Calabria e Abruzzo, Basilicata, Piemonte, Lombardia e Molise. “Quando si passa al rapporto con le regioni, però — conclude Descalzi — non è possibile che le strategie energetiche di un paese non siano uniformi, né da un punto di vista progettuale né burocratico-amministrativo. È questa la causa dei blocchi dei rallentamenti e delle incomprensioni fra le parti”. </p></blockquote>
<blockquote><h3>«Gas e petrolio sotto l&#8217;Italia»</h3>
<p>In prima linea Marche e Emilia, ma pure Sicilia, Puglia, Calabria e <strong>Abruzzo</strong>.<br />
ENI: serve un piano nazionale, aiuta anche gli enti locali.<br />
Ma la verità è ben altra.</p>
<p>16 novembre 2008 &#8211; Stefano Agnoli | Fonte: Corriere della Sera</p>
<p><img src='http://www.vastesi.com/blog/wp-content/uploads/2008/11/gas.jpg' align="left" style="margin-right: 5px" />MILANO — Il vero «tesoretto» italiano? Quello che sta nel sottosuolo, petrolio e gas che valgono 230 miliardi di euro. Un patrimonio che permetterebbe di aumentare del 40% l&#8217;anno l&#8217;attuale produzione nazionale, senza contare le ricadute in termini industriali e gli incassi per il Fisco.  </p>
<p>Ad assicurarlo è <strong>Claudio Descalzi</strong>, neodirettore generale Exploration and Production dell&#8217;<strong>Eni</strong>. Ma quando parla di «risorse nazionali », però, Descalzi si mette sul capo il cappello da presidente di Assomineraria, l&#8217;associazione confindustriale delle industrie minerarie e petrolifere.  </p>
<p><strong>Se quelle sono le cifre c&#8217;è da meravigliarsi che di questi tempi lo Stato, legittimo proprietario di quei beni, non vi abbia già messo gli occhi sopra. Come mai?  </strong></p>
<p>«Abbiamo, come Italia, notevoli riserve che potrebbero essere messe in produzione dopo il 2012. Credo che finora siano mancate consapevolezza e focalizzazione: per svilupparle lo Stato dovrebbe lanciare un progetto ad hoc, dotandolo di adeguate risorse, finanziarie e umane. Sarebbe un&#8217;operazione con grandi investimenti ma anche con grandi risultati».  </p>
<p><strong>Quali, proviamo a fare qualche cifra?  </strong></p>
<p>«L&#8217;Italia è il quarto Paese dell&#8217;Ue per riserve accertate dopo i Paesi del mare del Nord. Dispone di 130 miliardi di metri cubi di gas provati e altri 120-200 miliardi potenziali, valutabili tra 75 e 100 miliardi di euro».  </p>
<p><strong>Poi c&#8217;è il petrolio&#8230;  </strong></p>
<p>«Certo. Anche qui abbiamo riserve provate di 840 milioni di barili e potenziali tra i 400 milioni e un miliardo. Altri 90-130 miliardi di euro. Se poi ci mettiamo l&#8217;alto Adriatico, dove dal 2002 tutto è fermo, ci sarebbero più di 34 miliardi di metri cubi di gas, altri 10-12 miliardi di euro. Vogliamo un termine di paragone? Nel 2007 l&#8217;Italia ha consumato circa 1,7 milioni di barili al giorno di petrolio e in tutto l&#8217;anno 83 miliardi di metri cubi di gas. Ma non finisce qui, perché si metterebbe in movimento anche tutto l&#8217;indotto, e lo Stato incasserebbe il 7% di royalties e il 40% di tasse».  </p>
<p><strong>Sembrerebbe tutto facile, eppure il Veneto di Giancarlo Galan, tanto per fare un esempio, non ne vuole sentire parlare&#8230;  </strong></p>
<p>«Ci sono altre zone come l&#8217;Emilia e le Marche dove si lavora bene e c&#8217;è la certezza dei tempi».  </p>
<p><strong>E nelle altre?  </strong></p>
<p>«In Basilicata l&#8217;accordo del &#8216;98 ancora non è operativo, e dieci anni per sviluppare un campo sono troppi. Diciamo che nel paragone internazionale, dove un progetto parte in 3-4 anni, l&#8217;Italia non brilla certo per rapidità d&#8217;esecuzione. Comunque in Basilicata c&#8217;è volontà di fare: l&#8217;obiettivo è costituire un &#8220;hub&#8221; energetico come a Ravenna».  </p>
<p><strong>In sintesi quali aree sarebbero interessate?  </strong></p>
<p>«Sicilia, Emilia-Romagna, Puglia, in parte Calabria e Abruzzo, e poi Basilicata, Piemonte, Lombardia e Molise. Quando si passa al rapporto con le Regioni, però, non è possibile che le strategie energetiche di un Paese non siano uniformi, né da un punto di vista progettuale né burocratico- amministrativo. È questa la causa dei blocchi, dei rallentamenti e delle incomprensioni fra le parti. È qui che c&#8217;è una separazione netta, una discontinuità. Un progetto industriale non può essere demandato a due soggetti separati che non hanno le stesse competenze e non parlano lo stesso linguaggio».  </p>
<p><strong>Eppure, a livello locale e in particolare al Sud, vi accusano spesso di depredare le ricchezze del territorio, di incidere poco sullo sviluppo e poi di andarvene&#8230;  </strong></p>
<p>«Non è così. La maggior parte delle royalties rimangono proprio sul territorio, e parliamo di circa 260 milioni di euro l&#8217;anno tra Stato, Regioni ed enti locali. E poi un campo petrolifero ha almeno una ventina d&#8217;anni di vita utile».  </p>
<p><strong>In Adriatico invece c&#8217;è la questione subsidenza. Trivella, trivella e il fondale scende&#8230; E in genere c&#8217;è anche un rischio ambientale, non crede?  </strong></p>
<p>«La subsidenza è un fenomeno più che controllabile e limitato, e può essere bloccata. In Olanda e Norvegia è monitorata e la produzione di idrocarburi va avanti senza problemi. Lo stesso vorremmo fare noi con un progetto pilota situato oltre il limite delle 12 miglia dalla costa con il quale verificare e controllare l&#8217;eventuale fenomeno. Quanto a quello che chiama rischio ambientale, in Italia ci sono 770 pozzi in produzione ma non c&#8217;è stato nessun incidente serio negli ultimi 15 anni».  </p>
<p><strong>Ma ha senso «bruciarsi» le ultime risorse disponibili? Non sarebbe meglio conservarle come extrema ratio?  </strong></p>
<p>«Fino a che non c&#8217;è un piano e fino a che non lo si mette in atto è come non possederle. Un barile &#8220;italiano&#8221; ha una finestra di costi globali, considerando anche le tasse, di circa 20-30 dollari, ma per un Paese che dipende dall&#8217;estero per l&#8217;85%, l&#8217;uso di risorse nazionali diventa strategico. E il rilancio del petrolio e gas italiano può servire a &#8220;traghettare&#8221; il sistema energetico fino a quando partirà il programma nucleare del governo».  </p>
<p><strong>E ovviamente l&#8217;Eni farebbe la parte del leone&#8230;</strong>  </p>
<p>«È ovvio che l&#8217;Eni sarebbe interessata, sarebbe anormale il contrario. Ma lo sarebbero anche altre aziende italiane e internazionali e soprattutto sarebbe un grandissimo beneficio per lo Stato».  </p></blockquote>
<blockquote><h3>Sintesi dello studio Mario Negri sud, sul Centro Petroli.</h3>
<p>CONSORZIO MARIO NEGRI SUD<br />
Centro di Scienze Ambientali </p>
<p>A fronte di un danno certo che investe la sfera economica, la presenza del centro di trattamento potrebbe costituire una fonte di potenziale danno ambientale per il comparto agricolo della zona, in particolare per quelle aree sulle quali si prevede una maggiore ricaduta delle emissioni.<br />
Prescindendo da possibili avarie nel processo produttivo, che rappresenterebbero un pericolo per l’ambiente, le sostanze che a regime verranno immesse in atmosfera sono essenzialmente anidride solforosa, ossidi di azoto, monossido di carbonio, composti organici volatili e particolato (con prevalenza delle frazioni fini, emesse da impianti che producono energia tramite la combustione di gas). Nel caso in esame, gli effetti non deriverebbero tanto da fenomeni acuti, quanto da esposizione protratta nel tempo (cronica) agli agenti inquinanti.<br />
L’inquinamento da biossido di azoto viene considerato di minore importanza rispetto a quello causato dall’anidride solforosa, in quanto provoca dei danni alla vegetazione solo a concentrazioni molto più alte della SO2.<br />
Per quanto riguarda invece gli effetti del CO, essi sono di non facile valutazione a causa della mancanza di studi effettuati su questo particolare agente inquinante……<br />
Dalle simulazioni della ricaduta degli inquinanti riportate in questo documento, si osserva che le aree interessate dalla ricaduta del pennacchio oscillano dai 20 ai 25 ha, con concentrazioni ovviamente variabili. L’azione dannosa si traduce, quindi, in una serie di fenomeni di difficile determinazione quantitativa, articolati in un lungo lasso di tempo ed esprimibili in termini generali come riduzione della capacità e della velocità di assorbimento, di scambio, di elaborazione e di traslocazione delle sostanze nutritive e dei gas, fenomeni che si ripercuotono sulla produttività quantitativa e qualitativa delle colture vegetali…… </p>
<p>Nel lungo termine, il fenomeno potrebbe comportare un effetto sia sulle colture sia sull’ecosistema dell’area, con ulteriori ricadute economiche nel medio-lungo periodo.….. </p>
<p><strong>Valutazione dei possibili danni alla salute pubblica</strong> </p>
<p>Le concentrazioni stimate degli inquinanti nell’aria ambiente dovuti alle emissioni dell’impianto non sono tali da provocare effetti acuti sulla salute pubblica. Tuttavia, possibili impatti potrebbero derivare dall’esposizione cronica agli agenti inquinanti, con particolare interessamento dei soggetti più a rischio, quali anziani e bambini.  </p>
<p>Esistono numerosi studi epidemiologici che correlano i fattori di rischio ambientale agli effetti sulla salute umana.<br />
Ferma restando l’influenza dei parametri meteoclimatici sulla persistenza o sulla dispersione in atmosfera di determinate molecole (la pioggia contribuisce a “pulire” l’aria, la nebbia assorbe alcune sostanze inquinanti, il forte irraggiamento solare contribuisce in maniera determinante alla formazione di smog fotochimico), in linea generale il biossido di zolfo, per lunghe esposizioni (come potrebbe essere il caso in esame) altera la funzionalità respiratoria, e in tal caso gli asmatici sono i soggetti più a rischio. </p>
<p>Esposizioni protratte agli ossidi di azoto possono causare alterazioni della normale funzionalità respiratoria, soprattutto in soggetti asmatici.<br />
Il monossido di carbonio è un gas letale ad alte concentrazioni (a causa della sua alta affinità con l’emoglobina può inibire il trasporto di ossigeno), ma a concentrazioni basse, come quelle in esame, può diminuire la resistenza allo sforzo fisico ed abbassare le difese immunitarie. Anche sul particolato atmosferico esiste una vasta bibliografia.<br />
I diversi studi concordano nel ritenere le frazioni più fini (PM2.5, ossia polvere con particelle di diametro inferiore ai 2,5 ìm) le più pericolose, in quanto penetrano direttamente nel circolo ematico. Il PM2.5, che rappresenta circa il 70% del PM10, è prodotto principalmente dai processi di combustione. Inoltre, queste sono veicolo per altre sostanze, come gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), i metalli pesanti (cromo, cadmio, piombo, mercurio, ecc) e l’amianto, tutte sostanze variamente tossiche, mutagene e cancerogene. Le PM10 sono invece irritanti per l’apparato respiratorio, anche a concentrazioni relativamente contenute.</p>
<p>Fra le sostanze emesse vi sono i composti organici volatili (COV). Si tratta di una vasta categoria di inquinanti aeriformi di cui fa parte il benzene, riconosciuto cancerogeno per l’uomo, per cui non è possibile definire una soglia sotto la quale non si hanno effetti sulla salute, analogamente ad alcuni IPA.</p>
<p>Secondo l’OMS, il rischio aumenta all&#8217;aumentare dell&#8217;esposizione: un individuo esposto ad una concentrazione atmosferica di 1 mg/m3 ha una probabilità su 250.000 di sviluppare una leucemia. Dai dati a disposizione, comunque, questa concentrazione non verrebbe raggiunta nell’area in esame. Ciò che, comunque, resta ancora da accertare è l’effetto delle miscele dei vari inquinanti citati. </p>
<p>La somma delle diverse concentrazioni e la reciproca interazione delle molecole possono costituire fattore di rischio ulteriore nel lungo periodo.</p>
<p><strong>Ulteriori fattori di pressione ambientale</strong></p>
<p>Oltre a quanto suesposto, la struttura in progetto sarà inevitabilmente fonte di pressione ambientale derivante da una serie di attività connesse al suo funzionamento e alla sua gestione.<br />
Fra queste ve ne sono due degne di attenzione:</p>
<p>- produzione di rifiuti;<br />
- inquinamento da traffico indotto.</p>
<p>Secondo lo studio d’impatto ambientale, (Documentazione integrativa sulla produzione di rifiuti dall’attività di perforazione) la struttura, comprensiva dei pozzi di estrazione e del pozzo di reinietto, durante le operazioni di perforazione e/o produzione e di ripristino postazione, produrrà rifiuti classificabili tra i seguenti:</p>
<p>- Rifiuti di tipo urbano;<br />
- Rifiuti derivanti dalle attività di prospezione (fango in eccesso, detriti intrisi di fango);<br />
- Rifiuti speciali provenienti dallo smantellamento delle opere civili al termine delle attività di perforazione;<br />
- Acque reflue.</p>
<p>(ndr: la tabella è stata omessa perchè non risulta leggibile)</p>
<p>La quantità totale ammonta a circa 4.100 ton/anno, ed è desunta da dati storici in possesso di ENI S.p.A. derivanti dalla perforazione di pozzi profondi (oltre 4000 metri); si tratta dunque necessariamente di una stima di massima. Si può comunque osservare che fra questi rientrano rifiuti pericolosi e contenenti cloruri e barite.<br />
Le operazioni di trasferimento dello zolfo liquido prevedono il transito di due autocisterne al giorno. Anche se all’apparenza trascurabile, quest’attività, insieme a quella dovuta al transito delle auto del personale che andrà ad occupare la struttura, costituirà una fonte di inquinamento aggiuntivo.<br />
Utilizzando i fattori di emissione medi derivanti dal metodo COPERT dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, si può eseguire una stima di massima della CO2 che verrà emessa dal traffico che interesserà la zona.<br />
Considerando che le autocisterne percorreranno circa 15 Km al giorno per 240 giorni lavorativi all’anno per raggiungere l’autostrada o l’area del porto, che le auto del personale ammonteranno a 15 unità, ciascuna delle quali percorrerà una media di 20 Km giornalieri, si può stimare un impatto equivalente a circa 23,5 ton/anno di CO2 emessa.</p>
<p>L’impianto nel suo complesso, considerando tutti i punti emissivi che funzionano in continuo (24 ore al giorno per 365 giorni) è, come già visto, fonte di emissioni di sostanze inquinanti in atmosfera. </p>
<p><strong>CONCLUSIONI</strong></p>
<p>In esito ai quesiti che in data 2 ottobre 2007 il Consiglio Provinciale di Chieti, con Delibera C.P. n. 94, ha posto a questo Consorzio in merito alla realizzazione del Centro Oli Miglianico in loc. Feudo di Ortona, si riassumono le seguenti considerazioni.</p>
<p>Per definizione, dati i termini di tempo assegnati, e la tipologia delle domande, il rapporto si è potuto basare solo su dati già disponibili a livello delle diverse fonti istituzionali d’informazione. L’insieme di questi dati è stato analizzato secondo tecniche e criteri parzialmente alternativi e complementari a quelli disponibili nel progetto ENI, così da verificare (secondo quanto previsto in qualsiasi procedimento scientifico) il grado di coerenza, riproducibilità, affidabilità delle indicazioni fornite da due approcci tra loro indipendenti.</p>
<p>Dal punto di vista della diffusione e ricaduta al suolo degli inquinanti, si è constatato come le stime effettuate, per le motivazioni indicate nel paragrafo 3.1, differiscano da quelle predisposte nello studio d’impatto ambientale. In particolare, le concentrazioni massime della ricaduta al suolo di anidride solforosa (SO2), di monossido di carbonio (CO) e di ossidi di azoto (NOx) sono rispettivamente superiori fino a 5, 15 e 20 volte i corrispettivi valori stimati nel citato studio d’impatto ambientale.<br />
Tali concentrazioni, comunque, rientrano nei limiti imposti dalle norme vigenti per quanto attiene la protezione della salute umana.</p>
<p>Per determinati scenari predittivi, tuttavia, sono stati riscontrati casi di possibile superamento dei limiti per quanto riguarda la protezione degli ecosistemi e della vegetazione, seppure in porzioni limitate dell’area interessata dall’intervento.</p>
<p>Si sottolinea come alle conclusioni suesposte si sia pervenuti utilizzando i dati di ventosità rilevati nella stazione ENAV di Pescara nel periodo 1984-1991, gli stessi utilizzati da ENI nello studio d’impatto ambientale. Le conclusioni suesposte potrebbero ulteriormente variare qualora si disponesse dei dati di ventosità aggiornati e specifici per l’area in esame, raccolti continuativamente per un periodo di tempo adeguato (l’ideale sarebbe 12 mesi). Pertanto, si ritiene opportuno predisporre una caratterizzazione dei venti in zona tale da produrre le necessarie informazioni. </p>
<p>a) un confronto tecnico più critico ed informato tra gli attori in causa;<br />
b) l’acquisizione e la integrazione nell’analisi delle informazioni già indicate, o che saranno concordate come carenti e/o potenzialmente utili e/o necessarie;<br />
c) un’attività di informazione alle popolazioni interessate più bilanciata ed adeguata.</p></blockquote>
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		<title>Attività Ministero Sviluppo Economico</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Nov 2008 10:34:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una sintesi di articoli proposta da Nino Di Bucchianico
Cari  Amici, vi mando una sintesi di alcuni articoli degni di nota, ci sono anche delle novità, tipo che sempre l’Eni, attraverso la Snam intende costruire in Abruzzo anche una centrale di compressione. Qualcuno lo sapeva ?
Inoltre c’è una risposta ufficiale, di qualche tempo fa, dell’Eni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Una sintesi di articoli proposta da Nino Di Bucchianico</em></p>
<p>Cari  Amici, vi mando una sintesi di alcuni articoli degni di nota, ci sono anche delle novità, tipo che sempre l’Eni, attraverso la Snam intende costruire in Abruzzo anche una centrale di compressione. Qualcuno lo sapeva ?</p>
<p>Inoltre c’è una risposta ufficiale, di qualche tempo fa, dell’Eni sul centro petroli, c’è la dichiarazione di Scaroni, che dice che non ci sono revisioni di progetti, quindi  non abbassiamo la guardia, c’è una pomposa dichiarazione del 2007, dove l’eni  dichiara di aver superato le problematiche per la realizzazione del centro oli.</p>
<p>Preoccupanti  sono  le  affermazioni  dei nuovi ministri dello sviluppo economico e dell’ambiente di questo governo; manca, poiché abbastanza lungo il <a target="_blank" href="http://www.federalismi.it/ApplOpenFilePDF.cfm?dpath=document&#038;dfile=04092008161730.pdf">d.l 1441 ter</a>.</p>
<p>Poiché ritengo di non dover  ringraziare nessun politico riguardo il Centro oli, poiché coloro che seppure folgorati sulla via di Damasco alla fine hanno fatto qualcosa, certamente, è bene ricordarlo hanno avuto nel passato, delle responsabilità,  riporto quindi, anche un articolo in cui chiaramente si notano  le volontà del passato governo, questo non per fare polemica ma solo per dire che non faremo più sconti a nessuno.</p>
<p>Inoltre, effettuando delle ricerche, si scopre sempre più che già nel 2003, tutti i politici di Ortona sapevano, alcuni di An (gli stessi che dopo hanno votato a favore) addirittura si auspicavano che l’Eni andasse via.</p>
<p>Ritengo fortemente che la democrazia e le lotte si conquistino, non solo con le manifestazioni, ma anche e soprattutto con la conoscenza, propongo a tutti i comitati e alle persone interessate di realizzare una banca dati comune, le notizie, gli studi, i filmati, vanno tutti condivisi, da oggi personalmente organizzerò una rassegna mensile di notizie, coloro che sono interessati, poiché da solo non è possibile, mi facciano sapere.</p>
<p>Bisogna  fare, ricordiamoci che bisogna iniziare a preparare le osservazioni per le piattaforme, ricordiamoci che bisogna supportare le osservazioni e gli avvocati con comitati scientifici ed economici riguardo i ricorsi al Consiglio di Stato, bisogna preparare un’altra denuncia alla Corte Europea, bisogna sensibilizzare gli uffici regionali che entro fine anno devono dare pareri riguardo la Ria e riguardo la Sia di Colle Ginestre, bisogna reperirla, studiarla e preparare le osservazioni (vedi articolo di fondo).</p>
<p>Vorrei inoltre proporvi un altro progetto, Le Trenta Domande all’Eni, loro ci propongono nella loro campagna pubblicitaria trenta consigli per risparmiare, noi prepariamo loro trenta domanda  a cui non possono rispondere, queste domande diventeranno poi un documento condiviso ed in tutti i tavoli, interviste, confronti pubblici ecc… chiederemo alle società petrolifere di rispondere.</p>
<p>Un saluto a tutti<br />
Nino Di Bucchianico</p>
<p>INDICE ARTICOLI</p>
<p>1. <a href="#1">Il Ministro Scajola annuncia il rilancio della produzione di idrocarburi in Italia</a></p>
<p>2. <a href="#2">Estratto dal Piano triennale per lo Sviluppo Economico</a></p>
<p>3. <a href="#3">L&#8217;amministratore delegato dell&#8217;ENI, Scaroni, prima critica fortemente l&#8217;utlità del pacchetto UE &#8216;20-20-20&#8242; e poi lancia i finanziamenti alla ricerca sulle rinnovabili</a></p>
<p>4. <a href="#4">Eni: Scaroni, nessuna revisione a piano investimenti</a></p>
<p>5. <a href="#5">Di Pietro rigassifica a colpi di decreto</a></p>
<p>6. <a href="#6">SNAM RETE GAS annuncia il piano strategico 2008-2011</a></p>
<p>7. <a href="#7">Aspettando il Centro Oli. Per il 2009 i petrolieri partono da San Vito</a></p>
<p>8. <a href="#8">ASSOMINERARIA Imprese &#8211; Eni: in sviluppo il giacimento di Miglianico</a></p>
<p>9. <a href="#9">L&#8217;ENI precisa!</a></p>
<p>10. <a href="#10">L&#8217;ENI deve restare ad Ortona</a></p>
<blockquote><p><a name="1"><b>Il Ministro Scajola annuncia il rilancio della produzione di idrocarburi in Italia</b></a><br />
<small>(da Assomin Notizie di Giugno 2008)</small></p>
<p>Intervenendo all’Assemblea Nazionale dell’Unione Petrolifera, che si è tenuta a Roma il 18 giugno, il Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola <strong><u>ha sottolineato la necessità di un rilancio dell’Esplorazione e Produzione dell’Olio e del Gas in Italia, come punto basilare della pianificazione energetica</u></strong>.</p>
<p>La decisione verrà inserita nel contesto di una Strategia energetica nazionale, che sarà sottoposta a pubblica consultazione e dibattito attraverso una Conferenza Nazionale sull’Energia e l’Ambiente.</p>
<p>Enunciata all’inizio del suo mandato dal Ministro da cui dipende l’intero settore dell’energia, l’affermazione acquista un significato particolare.</p>
<p>Scajola ha affermato: <em>Nell’ambito della Strategia Energetica Nazionale saranno messe a punto misure per il rilancio delle attività di ricerca e produzione di idrocarburi, per la diversificazione dell’approvvigionamento, per l’ammodernamento delle attività di raffinazione e per la liberalizzazione della distribuzione dei carburanti</em>.</p>
<p>Ha poi specificato: <em>Lo sfruttamento delle risorse nazionali di idrocarburi, stimabili in 100 miliardi di euro, ha trovato finora un formidabile ostacolo sia nella complessità delle procedure di autorizzazione, sia nell’opposizione riscontrata a livello locale. Lo dimostrano le vicende dei giacimenti dell’Alto Adriatico, del Delta del Po, della Basilicata. <strong><u>Queste situazioni di stallo non possono essere ulteriormente tollerate. Il Consiglio dei Ministri adotterà una serie di disposizioni per semplificare le procedure e rimuovere vincoli, nel rispetto delle esigenze di tutela dell’ambiente e della salute delle popolazioni</u></strong></em>.</p>
<p>È una presa di posizione netta e chiara che lascia bene sperare in <strong>un rilancio dell’Esplorazione e Produzione in Italia</strong>. Ci sono notevoli possibilità per una ripresa della produzione di gas naturale, essendoci ancora riserve recuperabili (pienamente accertate) di 146 miliardi di metri cubi di gas, alle quali si aggiungono riserve potenziali fra 120 e 200 miliardi di metri cubi. Alle quali si sommano 2 miliardi di barili di petrolio, fra riserve recuperabili e riserve potenziali.  </p>
<p><strong>Marcegaglia e Prestigiacomo a sostegno dell’attività estrattiva</strong></p>
<p>Emma Marcegaglia (Presidente Confindustria) e Stefania Prestigiacomo (Ministro dell’Ambiente) hanno mostrato nei loro interventi all’Assemblea dell’Unione Petrolifera di essere in sintonia su quello che serve al Paese per portare a termine i grandi progetti industriali ed estrattivi.</p>
<p><em>Veniamo da anni drammatici</em> – ha detto Emma Marcegaglia – <em>quando si bloccava tutto, spesso per motivi ambientali inesistenti</em>. Posizione alla quale la Prestigiacomo ha ribadito tutta la sua sensibilità. Ha assicurato che <em><u><strong>quella che si apre sarà una stagione dell’”ambientalismo del fare”. L’obiettivo è proprio quello di muovere ciò che è fermo</strong></u></em>.</p></blockquote>
<p>Commento di  ninodb:<br />
Mentre Rubbia va in Spagna, brevetta i nuovi concentratori solari, che poi noi Italiani ricompriamo, mentre la Germania è diventata leader europea delle energie alternative, creando migliaia di posti di lavoro, noi Italiani come punto basilare della pianificazione energetica puntiamo sulle risorse fossili, non c’è che dire: ottima e lungimirante scelta, ci conforta che il Ministro dell’Ambiente farà da contrappeso e tutelerà l’ambiente con &#8220;<strong>L’ambientalismo del fare</strong>&#8220;, cosa significhi non è spiegato ancora bene, ma purtroppo temiamo di intuirlo.</p>
<blockquote><p><a name="2">‘<strong>PIANO TRIENNALE PER LO SVILUPPO</strong>’</a></p>
<p>Nel “Piano triennale per lo sviluppo” approvato dal Consiglio dei ministri:</p>
<p>SFRUTTAMENTO DI GIACIMENTI DI IDROCARBURI (DL, ART.8)<br />
Possibilità di ricerca e coltivazione di idrocarburi nelle acque dell’alto Adriatico, in Abruzzo e in Basilicata (Roma, 27 giugno 2008)</p>
<p>[a pagina 4 del pdf di cui si riporta di seguito il link]<br />
<small>&raquo; <a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/piano_triennale_sviluppo/pacchetto_sviluppo.pdf">http://www.governo.it/Governo&#8230;._sviluppo/pacchetto_sviluppo.pdf</a></small></p></blockquote>
<blockquote><p><a name="3"><strong>L&#8217;amministratore delegato dell&#8217;ENI, Scaroni, prima critica fortemente l&#8217;utlità del pacchetto UE &#8216;20-20-20&#8242; e poi lancia i finanziamenti alla ricerca sulle rinnovabili.</strong></a></p>
<p>Qualche giorno fa Scaroni aveva criticato fortemente la ratifica italiana del protocollo di Kyoto esull&#8217;adesione dello scorso governo al pacchetto della UE.<br />
&#8216;Il programma &#8220;20-20-20&#8243; al 2020, &#8211; ha commentato Scaroni &#8211; oltre ad essere inutile ed iniquo, è anche velleitario e scriteriato sugli obiettivi del pacchetto clima dell&#8217;Unione Europea in tema di riduzione di CO2, l&#8217;Unione Europea non solo ha errato firmando il protocollo di Kyoto, inutile e iniquo, ma poi ha anche perseverato aderendo al programma &#8216;20-20-20&#8221;.</p>
<p>Tuttavia le ultime affermazioni di Scaroni, pare vadano a favore dell&#8217;energia rinnovabile. Secondo Scaroni &#8216;gli Stati Uniti seguono a ruota quanto l&#8217;Europa già fa da molti anni. La nostra posizione è che le rinnovabili sono un terreno in cui dobbiamo investire il più possibile soprattutto nella ricerca. Pensare poi che le rinnovabili possano dare a breve un contributo significativo al fabbisogno energetico, è un altro discorso&#8217;.</p>
<p>&#8216;Noi pensiamo che a breve, &#8211; a continuato Scaroni -con le tecnologie esistenti e con quello che sappiamo fare, le rinnovabili, sostanzialmente eolico e solare, rappresenteranno forzatamente una cosa piccola. Proprio per questo noi, come Eni, investiamo in ricerca, in particolare sul solare, e siamo convinti che solo una scoperta tecnologica rivoluzionaria può far sì che le rinnovabili diano un contributo importante al nostro fabbisogno energetico&#8217;.</p>
<p>Intanto giungono le prime critiche dal mondo politico e associazionista per le parole di Scaroni contro il pacchetto clima; Per Ermete Realaci, ministro ombra dell&#8217;Ambiente, si tratta di parole &#8216;diseducative e pericolose, una stonatura in momento in cui anche dagli Usa, dopo l&#8217;elezione di Obama, emergono segnali di segno completamente opposto&#8217;.</p>
<p>Secondo la Portavoce nazionale dei verdi, Grazia Francescato: &#8216;Mentre l&#8217;intero occidente, Obama in testa, corre veloce verso il futuro, il nostro governo, e la parte piu&#8217; retriva del sistema industriale innescano la retromarcia&#8217; . Anche Greenpeace si fa sentire sull&#8217;argomento: &#8216;Per salvare il pianeta da una crisi climatica irreversibile, non basta slacciarsi la cravatta&#8217; riferendosi all&#8217;invito di Scaroni della scorsa di non indossare la cravatta in ufficio per risparmiare sui consumi elettrici nei momenti di picco per l&#8217;uso dei condizionatori.<br />
(F.Baglivi)</p></blockquote>
<blockquote><p><a name="4"><strong>Eni: Scaroni, nessuna revisione a piano investimenti</strong></a><br />
<small>28 ottobre 2008 alle 11:35 — Fonte: repubblica.it</small></p>
<p>“Non ci attendiamo revisioni del nostro piano di investimenti”.</p>
<p>È quanto ha dichiarato l’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni a margine della conferenza Oil&#038;Money 2008. “In realtà — ha precisato il top manager — il piano lo stiamo formulando in questi mesi. Ma tutti i progetti che abbiamo approvato finora sono progetti che passano il test dello scenario 2008-2012, uno scenario formulato un anno fa. Un anno fa — ha proseguito — abbiamo formulato uno scenario dei prezzi vicino alla realtà, sui 50-54 dollari, e di conseguenza non ci attendiamo revisioni del piano”. Secondo Scaroni, “tutti i progetti che abbiamo lanciato dovrebbero poter continuare a funzionare in qualunque scenario del prezzo del petrolio”.<br />
AGI </p></blockquote>
<blockquote><p><a name="5"><strong>Di Pietro rigassifica a colpi di decreto</strong></a><br />
<small>8 Ottobre 2007</small></p>
<p>La denuncia arriva dal comitato contro il raddoppio del rigassificatore di Panigaglia, l’unico esistente in Italia, in provincia della Spezia. Il ministro delle infrastrutture Antonio Di Pietro ha pronto un decreto, da infilare nella Finanziaria 2008, per «sbloccare» [dice lui] le procedure di autorizzazione dei rigassificatori. Si tratta di un provvedimento chiesto sia dalle imprese energetiche che dal fronte trasversale che in parlamento spinge per costruire tra undici e quindici rigassificatori, da Trieste a Porto Empedocle.<br />
Il decreto «semplifica e addirittura quasi elimina la procedura di approvazione dei rigassificatori in Italia – scrivono i comitati della Spezia – Siamo di fronte a una nuova Tav». Per quello che riguarda specificamente l’impianto di Panigaglia, di proprietà dell’Eni [vedi Carta settimanale numero 33 del 28 settembre 2007], i comitato fanno notare che il decreto introduce il principio del «silenzio assenso»: il comune deve votare entro novanta giorni sul progetto presentato dall’Eni e se non lo fa, il progetto si intende automaticamente approvato. «Anche se votasse no, però, otterrebbe ben poco – scrivono nel comunicato i cittadini della Spezia – perché l’intera materia passerebbe al Consiglio dei ministri». Dove le aziende energetiche che hanno sparpagliato progetti di rigassificatori lungo tutta la Penisola, possono contare sull’asse Bersani-Di Pietro, tutto a loro favore.<br />
Nei giorni scorsi, davanti ai giovani di Confindustria, l’amministratore delegato dell’Enel Fulvio Conti aveva attaccato la «microdemocrazia» che blocca i progetti energetici. Conti aveva invitato il governo ad «accentrare» la politica energetica nazionale: eccolo accontentato. </p></blockquote>
<blockquote><p><a name="6"><strong>SNAM RETE GAS ANNUNCIA IL PIANO STRATEGICO 2008-2011</strong></a><br />
Le principali realizzazioni riguardano:  </p>
<p>      • il potenziamento della rete di trasporto lungo la direttrice sud-nord attraverso i progetti di una terza linea di metanodotti in Sicilia ed in Calabria, la sealine Tirrenica e la Rete Adriatica. L’iniziativa prevede anche la realizzazione di due nuove centrali di compressione in Sicilia ed in Abruzzo e il potenziamento della centrale di Enna  </p>
<p>      • il potenziamento delle strutture lungo la direttrice est-ovest della pianura padana finalizzato ad incrementare la movimentazione verso l’Italia nord occidentale delle forniture di gas</p></blockquote>
<blockquote><p><a name="7"><strong>Aspettando il Centro Oli. Per il 2009 i petrolieri partono da San Vito</strong></a><br />
<small><a href="http://abruzzo.indymedia.org/newswire/abruzzo">abruzzo</a> | <a href="http://abruzzo.indymedia.org/newswire/ecosistemi">ecosistemi</a> | <a href="http://abruzzo.indymedia.org/newswire/notizie">notizie</a> | giovedì 13 novembre, 2008 21:57 | scritto da elotta</small></p>
<p>Siamo tutti spaventati per le conseguenze distruttive che porterà la realizzazione del centro oli di ortona, ma anche se questo progetto non dovesse essere realizzato la situazione non cambia, anzi.<br />
Si parla ancora poco del fatto che molte compagnie petrolifere oltre l’ENI (MedOil, Petroceltic, Cygam Energy, Northern Petroleum,  ATI,  Agip, Stargas Italia, Total Italiana) stanno ottenendo concessioni di estrazioni su tutta la costa e verso l’interno. Alcuni già estraggono&#8230;.cominciamo con il maggior sito in via di espansione. </p>
<p>PIATTAFORMA OMBRINA MARE : 5 KM DALLE COSTE DI SAN VITO CHIETINO.</p>
<p>La MedoilGas (Mediterranean Oil &#038; Gas Plc.) ha completato la fase di test per l’estrazione del petrolio a largo di San Vito nel maggio 2008(progetto Ombrina Mare 2). La fase di test ha previsto una vera e propria estrazione durata alcune settimane, non sappiamo se il petrolio ha subito un processo di prima raffinazione in loco (desulfurizzazione?) e la quantità minima dispersa in mare nella fase di imbarco sulla petroliera. Il test ha certificato che il processo di estrazione (che durerà una decina di anni) porterà in totale 20 milioni di barili ( LA META’ prevista per il giacimento di Miglianico cioè del così detto centro oli di ortona!).</p>
<p>Attualmente la MedOil sta  aspettando le autorizzazioni finali per poter iniziare ufficialmente la fase estrattiva, dicono che il governo italiano dovrebbe rilasciarle per la fine del 2008. Per le estrazioni di San Vito e per un altro blocco estrattivo a largo di Malta la MedOil ha ottenuto un presito di 18 milioni di euro dalla Bank of Scotland.</p>
<p>A PARTIRE DAL  2009 Ombrina mare dovrebbe avviare il regime estrattivo.</p>
<p>- La tipologia di petrolio di Ombrina mare è la stessa di Miglianico (centro oli) e di Rospo mare (a largo di Termoli),  cioè mesozoico.<br />
- Questo tipo di petrolio non può essere trasportato in quanto è una fanghiglia altamente corrosiva contenete zolfo; ha bisogno di un processo di prima raffinazione in loco chiamata desulfurizzazione, la quale prevede emissione di idrogeno solforato: sostanza altamente tossica(più altre svariate tonnellate di sostanze inquinanti).<br />
5 km sono niente in mezzo al mare, l’idrogeno solforato arriverà facilmente sulla costa, ed con esso anche il petrolio FISIOLOGICAMENTE  disperso in mare  nella fase di imbarco sulle petroliere.  Il bel mare di San Vito, dove molti vanno da tutto l’abruzzo,  potrebbe diventare  solo ricordo.</p>
<p>LA LUNGA MANO DEI PETROLIERI  STA PER DISTRUGGERE IL NOSTRO TERRITORIO</p>
<p>Altri sono i progetti in cantiere per il 2009: la concessione ottenuta a largo di Pineto dalla Petroceltic (la quale ha anche una partecipazione con l’ENI nel progetto Miglianico.) e sempre la Petroceltic possiede la  Santo Stefano Mare  a soli 2 KM dalla costa di Vasto, dove c’è però un altro tipo di petrolio (Cenozoico).</p>
<p>DIFENDIAMO IL NOSTRO TERRITORIO DA QUESTI MOSTRI<br />
Questi individui sono mostri, nelle loro relazioni parlano di facili concessioni governative, agevolazioni fiscali, basse royalties,&#8230;.soldi facili. Nessuna parola sulle vite che abitano lì, sulle coltivazioni, sull’aumento di malattie mortali.<br />
LOTTA!!! </p>
<p>Fonte MedOil Gas per il 2009:<br />
<a href="http://www.rigzone.com/NEWS/article.asp?a_id=68683">http://www.rigzone.com/NEWS/article.asp?a_id=68683</a> </p></blockquote>
<blockquote><p><a name="8">ASSOMINERARIA &#8211; Imprese</a><br />
<strong>Eni: in sviluppo il giacimento di Miglianico</strong> (Chieti)<br />
Dicembre 2007 (da Assomin Notizie)</p>
<p>L’Eni, avendo superato le problematiche legate alla realizzazione del Centro Olio, ha iniziato lo sviluppo del giacimento petrolifero di Miglianico, vicino ad Ortona.</p>
<p>Entro il 2010 andrà in produzione con un pozzo che darà 8.000 b/g di olio e 190.000 metri cubi al giorno di gas. Il progetto prevede un investimento di100 milioni di euro.</p>
<p>Il contratto per la realizzazione del Centro Olio è stato affidato alla Asean Brown Boveri (ABB). </p></blockquote>
<blockquote><p><a name="9">L’ENI PRECISA!</a></p>
<p>Gentile Direttore,<br />
Ci riferiamo all’articolo «Il petrolio sporco dell’Eni» comparso sull’edizione del 29 settembre scorso di Carta. Riteniamo necessario fare alcune precisazioni dato che il tenore e il contenuto del predetto articolo sono smaccatamente erronei e possono determinare un danno all’immagine e reputazione della nostra società e dei suoi dipendenti.<br />
Eni da sempre opera nel pieno rispetto dei più rigorosi standard di salvaguardia ambientale e fa della responsabilità sociale e della sostenibilità un punto fermo del proprio operato, come confermano, del resto, il recente ingresso nei più importanti indici di sostenibilità internazionali, tra cui il Dow Jones sustainability world index, il Ftse4Good Index e il Climate disclosure leadership index. Giova inoltre segnalare che nel 2006, per il quinto anno consecutivo, l’Agenzia europea di investimenti Standard ethics ha attribuito a Eni il miglior rating etico tra le società dell’indice S&#038;P Mib 40 della Borsa italiana.</p>
<p>Nel caso particolare di Miglianico-Ortona, le attività estrattive e la costruzione del centro oli sono soggette allo stretto controllo da parte delle autorità locali e nazionali che hanno espresso parere favorevole alla realizzazione dei lavori.<br />
Sorvolo sul cattivo gusto di associare il rilancio del progetto Miglianico alla tragedia dell’11 settembre, sottolineando che il progetto stesso è contemplato nella Legge-Obiettivo n. 443/2001 ed è quindi un insediamento produttivo ritenuto di carattere strategico e di preminente interesse nazionale per la modernizzazione e lo sviluppo del Paese. Sotto l’aspetto igienico sanitario, l’Asl di Chieti ha espresso il proprio parere favorevole nell’agosto 2006.</p>
<p>Quanto all’attività specifica del centro oli, il trattamento in questione consiste esclusivamente nella separazione dell’acqua e delle componenti di zolfo dagli idrocarburi prodotti durante l’estrazione. L’acqua separata dagli idrocarburi viene re-iniettata nel giacimento stesso e questo rappresenta la soluzione più sicura ed efficace in accordo alla normativa vigente. Le soluzioni progettuali sono dotate di sistemi e misure di sicurezza che controllano 24 ore al giorno il funzionamento degli impianti. È importante sottolineare, a questo proposito, che la maschera antigas rappresenta un dispositivo di protezione individuale di cui sono dotati soltanto coloro che operano all’interno del sito industriale a mero scopo precauzionale, e non è previsto che venga indossata durante la normale attività lavorativa, come da prassi nelle attività operative dell’industria petrolifera.</p>
<p>Quanto all’utilizzo di acqua, quello di Miglianico è un impianto ad alta efficienza energetica dotato di un sistema di recupero del calore e in grado di produrre l’energia necessaria al proprio funzionamento. Il consumo di acqua, pari a qualche decina di metri cubi al giorno, è previsto quasi esclusivamente per usi civili.</p>
<p>Chiediamo di riportare correttamente il contenuto di questa lettera ai suoi lettori, con riserva di ogni ulteriore azione.</p>
<p><em>Giovanni Di Giovanni, Responsabile comunicazione esterna dell’Eni </em></p>
<blockquote><p>Lasciando da parte l’attendibilità degli indici di «sostenibilità», nell’articolo richiamato, Carta riportava i rilievi e le preoccupazioni dei cittadini di Miglianico e Ortona, con i quali, evidentemente l’Eni ha un problema di comunicazione. Da quello che abbiamo imparato in molti anni di attenzione alle attività di quella che per un terzo è ancora un’impresa pubblica, risulta che lo stesso problema ci sia stato in Ecuador, in Nigeria, in Basilicata e in Kazakistan. Accogliamo la precisazione sul prelievo di acqua e siamo contenti delle misure di sicurezza, maschera antigas compresa, per i lavoratori. Il punto principale dell’articolo, però, era il rapporto tra il nuovo centro olii e gli strumenti urbanistici dell’area coinvolta. Che il progetto sia stato incluso nella legge Obiettivo è un’aggravante, dato l’alto «impatto democratico» della legge stessa. Vista di Eni alla propria immagine, forse sarebbe stato più opportuno scegliere la via più lunga del confronto con i cittadini, anziché la scorciatoia aperta da Lunardi. Cordiali saluti.</p></blockquote>
</blockquote>
<blockquote><p><a name="10">«L&#8217;Eni deve restare nell&#8217;Ortonese» La Rsu attacca le esternazioni di An</a><br />
<small>il Centro, 4 novembre 2003</small> </p>
<p>ORTONA. «Come sindacato a noi interessa che l’Eni rimanga sul territorio ortonese nella struttura di Sant’Elena o nelle vicinanze, non importa. Sarà una ricchezza per tutti». Giuseppe D’Anniballe delle Rsu dell’ex distretto Agip, interpretando anche il malumore di circa 100 dipendenti, sembra più sorpreso per certe esternazioni che dalla volontà dell’Eni di vendere la proprietà di 15 ettari.  Proprietà acquistata anche con aiuti statali verso la metà degli anni ’80.  In grosso fermento anche l’indotto per l’incertezza dei piani futuri dell’Eni nell’Ortonese.  «Non ci sorprende la volontà di vendere», spiega il sindacalista, «era nei progetti. Tuttavia non siamo, e non potremmo essere, sulle posizioni del presidente del consiglio Lucio Cieri, “preghiamo iddio che il petrolio non ci sia” così come ha dichiarato qualche giorno fa. Il presidente del consiglio farebbe bene a ragionare diversamente, in modo più costruttivo. Vorrei ricordare i grossi benefici sulle imprese e l’economia del territorio dovuti alla presenza dell’Eni. Non oso pensare cosa abbiano potuto pensare tutti quei lavoratori che tre anni fa si fidarono di queste persone per tentare di trattare sul declassamento del Dort. La priorità ora è la riconversione dello stabilimento e la ricollocazione dei dipendenti Agip sul territorio».  La posizione del presidente Cieri è condivisa dall’insieme delle forze del suo partito (An) fortemente contrario allo sfruttamento del petrolio in zona.  «Abbiamo altri progetti per Ortona. Il futuro è nel turismo», ha ribadito l’esponente di An.  Sembra comunque che questa spaccatura nella maggioranza, almeno sulle vedute, in tema di petrolio, non possa giovare alla città che, invece, ora ha bisogno di una voce forte che arrivi fin nelle stanze ai piani alti dell’Ente nazionale idrocarburi.  Sul problema della vendita il senatore della Margherita, Tommaso Coletti, ha sollecitato il sottosegretario Giovanni Dell’Elce (Forza Italia), il quale ha promesso una rapida convocazione del tavolo istituito nel 2000 e mai riunitosi, competente per il monitoraggio sulle azioni della società nel territorio.<br />
Alessandro Biancardi  </p></blockquote>
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